Abbiamo sempre bisogno di… Primavera

Il grande capolavoro di Sandro Botticelli, la Primavera, fu dipinto tra il 1482 e il 1485 per Lorenzo di Pierfrancesco dei Medici (1463-1503), cugino in secondo grado del Magnifico. Rimasto a lungo nelle collezioni medicee, il quadro fu poi trasferito presso la Galleria dell’Accademia di Firenze e, nel 1919, agli Uffizi.

Tra tutte le interpretazioni degli studiosi, apprezzo particolarmente quella meditativa secondo cui il dipinto rappresenterebbe l’avvento del Regno di Venere, inteso come momento di fioritura intellettuale e spirituale.
La dea Venere sarebbe l’allegoria delle virtuose attività intellettuali che elevano l’uomo dai sensi attraverso la ragione (le Grazie/Ore), sino alla contemplazione (Mercurio).

Secondo me ogni tempo, anche quello più buio, anche quello più tragico e contrassegnato dal male, anche quello più mortifero che nega il diritto dell’uomo di essere libero, è destinato a passare ed a lasciare il passo al ritorno della Primavera, il tempo dell’Amore e della Prosperità.
L’opera massima di Sandro Botticelli è un inno alla Speranza che deve sempre albergare nel cuore dell’uomo.

Perché, ricordiamolo con fiducia, dopo il buio della notte arriva sempre la luce del giorno e giunge la Primavera.

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