Amare l’ambiente è amare la vita

Il mondo riesce sempre meglio a comprendere che il bene più prezioso deposto nel grembo della terra non è il petrolio, non è il gas, non sono i diamanti, ma è l’acqua. In futuro non ci saranno contese o, peggio ancora, guerre per contendersi i giacimenti petroliferi o le miniere di gemme, ma per accaparrarsi le risorse idriche.
L’Uomo, specie nei momenti di carestia e grande difficoltà, da sempre si affida a liturgie pagane e religiose che spera in grado di impetrare il dono della pioggia, di procurare sollievo e vita alla terra arsa e all’umanità assetata.

Questa pratica, che risponde a indefettibili esigenze emotive e materiali di preservazione della specie umana, testimonia che ci sono beni materiali e immateriali il cui valore è riconosciuto solo quando ne se ne patisce il deterioramento o addirittura la perdita (si pensi ad esempio agli affetti più cari, la cui mancanza è a volte incolmabile e ancora più forte il rimpianto per non averli vissuti pienamente quando erano in vita).

Il bene acqua e il bene aria (vanno indissolubilmente associati) sono gli elementi naturali di cui l’Uomo non può fare a meno, il cui semplice inquinamento costituisce un attentato alla vita e rivela la loro straordinaria e unica indispensabilità.
L’insegnamento che se ne ricava è che solo la perdita di un bene ci svela quanto esso sia insostituibile per la nostra esistenza e che è fondamentale amarlo e tutelarlo prima della sua scomparsa.

L’Uomo di oggi deve smetterla di essere egoista e, se vuole davvero amare e tutelare la Madre Terra, deve convincersi definitivamente che essa non gli appartiene e che va preservata per l’Uomo di domani e dopodomani.
Anche con una rinnovata coscienza ambientale e con conseguenti azioni di efficace e continua tutela della Madre Terra si lavora proficuamente in favore della Vita e per il bene dell’Umanità.

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