Breve riflessione in tema di odio, di violenza e di miseria

In questi giorni, leggendo “Il cimitero di Praga” di Umberto Eco, sono rimasto profondamente colpito da questo passo: “Ci vuole sempre qualcuno da odiare per sentirsi giustificati nella propria miseria. L’odio è la vera passione primordiale. È l’amore che è una situazione anomala. Per questo Cristo è stato ucciso: parlava contro natura”.

Le parole illuminate del grande semiologo bolognese sono quanto mai attuali. Stiamo infatti vivendo, purtroppo, un tempo di egoismo, di odio, di violenza: la guerra, la violenza sui minori e sulle donne, la violenza razziale e religiosa, la violenza criminale, la violenza psicologica, cioè quella che nasce dal narcisismo dell’Io e dall’uso spregiudicato e prevaricante del potere (questa è la violenza più silenziosa, ma è anche quella più cattiva e pericolosa: come una serpe, il violento striscia sino a raggiungere la preda di cui vuole avvelenare l’anima per farla divenire come se medesima, una serpe). Nella violenza, che è il soldato dell’odio, il desiderio di far scomparire l’altro, di escluderlo, di ridurlo al silenzio diventa più forte e prioritario rispetto al desiderio di dialogo, di confronto e di ricerca paziente della posizione comune. La violenza è ciò che conduce alla negazione dell’altro, al suo annientamento, alla sua uccisione, anche se non in senso letterario.
Simbolicamente la violenza è come la punta di una spada puntata diritta al cuore dell’altro per ottenerne l’annientamento e dunque per realizzare “in libertà” vantaggi sociali o economici.

Come si risponde alla violenza e all’odio? La risposta, secondo il mio intimo sentire e il mio credo convinto, è innanzitutto l’esercizio paziente della tolleranza, prima virtù dell’uomo libero dai pregiudizi che non si vuol nutrire del frutto proibito.
Se la tolleranza non basta, si risponde con l’amore, con la ricerca della concordia e dell’armonia.
Ma, se tutto ciò non dovesse bastare, si ha il diritto di difendersi in modo duro, determinato e vittorioso. Si ha il diritto naturale e giuridico di tutelare, a seconda del tipo di violenza, la propria vita, la propria famiglia, le proprie idee, il proprio operato, la propria dignità, i propri beni.

Insomma, si ha il diritto di difendersi e si ha il diritto di farlo con coraggio e con durezza, però sempre nutrendo il proprio agire con iniezioni di tolleranza e amore perchè non ci si deve far violentare dal veleno della serpe: il violento è un uomo e quindi pur sempre un fratello (in senso ideale, cristiano e laico), un fratello che sbaglia perchè è nutrito solo dal proprio odio e dalla propria miseria. Va combattuto e va sconfitto, perchè solo cosí facendo lo si riporta alla sua condizione naturale di uomo e dunque lo si aiuta fraternamente.

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