Brevi considerazioni sul “dopo”

Un curioso dialogo di due personaggi di Woody Allen introduce l’argomento di cui voglio parlarVi oggi. Un personaggio domanda: “Secondo te, esiste una vita dopo la morte?”; l’altro si concentra e ribatte: “E secondo te, esiste una vita prima della morte?”. Semplicemente geniale.
Da sempre, dalla notte dei tempi, una coltre pesante oscura il futuro oltre la frontiera estrema e in tantissimi si sono affannati a cercare di squarciare quella cortina fumosa.
A esempio, si potrebbe parlare all’infinito delle tradizioni “post-mortem” dell’antico Egitto, della Mesopotamia, della Grecia classica.
Moltissimo ha fatto la dottrina cristiana che con la teologia e la predicazione pastorale è riuscita, anche attraverso i “Novissimi”, a tratteggiare una sceneggiatura straordinaria con la trilogia di inferno, purgatorio e paradiso dai colori ora accesi, ora terrificanti, ora attrattivi.
Per la verità, occorre aggiungere che negli ultimi decenni l’escatologia cristiana ha in parte smitizzato queste ricostruzioni simboliche e lo stesso catechismo della Chiesa Cattolica si preoccupa di superare le le concezioni spazio-temporali dell’oltre vita e opta per uno stato in cui l’uomo e l’intera creazione si verranno a trovare.
Ulteriori e importanti apporti filosofici e teologici sul “dopo” sono stati compiuti dalle altre religioni monoteiste; ad esempio nella Bibbia ebraica si tratteggia l’esistenza di “Sheol”, una sorta di Ade biblico, e la resurrezione; nella tradizione islamica si inaugurano vie teo-filosofiche lastricate di simboli colorati e di gioie paradisiache.
Ci sono poi dottrine e credenze sparse, tutte certamente meritevoli di rispetto e anche di legittima non condivisione, che offrono all’Uomo vie “esotiche” per definire l’ultraterreno e, alla fine, per rassicurarlo.
Negli ultimi decenni si è anche registrata la nascita della figura dell’uomo “ultrarazionalista”, cioè di colui che crede nell’immortalità terrena conquistata (rectius, da conquistare) attraverso le mirabolanti e illimitate offerte della scienza (non per contraddire la teoria “ultrarazionalista”, eppure è bastato un microscopico virus a bloccare il pianeta e a gettarci nell’angoscia).
Su quel “dopo” comunque rimangono sospesi molteplici interrogativi che spesso hanno approcci ed esiti antitetici. L’atteggiamento verso l’oltrevita non deve però essere quello che alcuni autorevoli sociologi e antropologi ormai hanno accertato essere comune tra le nuove generazioni: non pensare, non temere, non occuparsi della morte, cancellare il pensiero della fine carnale dell’esperienza umana.
Invece, ognuno deve “rimboccarsi il pensiero” e accanto a tutte le questioni, i pensieri e le meditazioni della vita terrena, deve introdurre il tema, certo difficile e lacerante, del passaggio, del proprio transito verso un luogo eterno, che la tradizione latomistica definisce “Oriente Eterno”.
Giorgio Caproni, sagace poeta livornese del secolo scorso, scriveva nel “Franco cacciatore”: “Se ne dicono tante. Si dice, anche, che la morte è un trapasso. Certo: dal sangue al sasso”.
L’ironia pungente del Caproni consente di muovere verso la conclusione e di comprendere che dopo il sangue (cioè la vita) fortunatamente non c’è il sasso (cioè il nulla).
L’Aldilà, l’Oriente Eterno, la Morte, devono costituire pane di riflessione per ogni Uomo, ma senza timore, senza paura, bensì con la consapevolezza di trattare un tema interiore di importanza fondamentale e nel contempo naturale. E della natura non si può e non si deve avere paura.
Quello che serve per prepararsi al transito è operare il continuo e automaieutico confronto con la propria coscienza e sforzarsi di lavorare costantemente e concretamente al bene dell’umanità, così da ravvivare e rendere fulgida ogni giorno la scintilla della spiritualità e la tensione verso il trascendente, cioè verso quel luminescente luogo di definitiva stanzialità dell’anima che ognuno ha diritto di tratteggiare secondo le proprie credenze religiose, filosofiche e laiche, ma che esiste e che è lo scrigno senza confini in cui lo Spirito Creatore fa confluire l’esperienza umana e la trasmuta eternamente in spirito.

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