Chi desidera vedere l’arcobaleno, deve imparare ad amare la pioggia

“Chi desidera vedere l’arcobaleno, deve imparare ad amare la pioggia.” Paulo Coelho.

L’arcobaleno, come tutti sanno, è un fenomeno naturale di unica e sfolgorante bellezza. Ogni volta che si manifesta, l’iride pare volerci rammentare qualcosa.

Per gli uomini di fede rappresenta il sigillo del patto eterno tra Dio e l’umanità, che il Creatore fece apparire nel cielo dopo il diluvio universale. E per i laici?
Io penso che questo pensiero così profondo significhi che un uomo, se vuole godere della gioia di una vita piena e simbolicamente multicolore, deve prima impegnarsi a fondo e non avere paura di affrontare e vincere i suoi diluvi interiori ed esogeni.

Ad esempio, incolpare gli altri del proprio insuccesso o della negatività di una situazione è assai facile. Ma è ingiusto e ingeneroso, oltre che sbagliato.
Si può passare una vita intera a incolpare il mondo, ma i successi o le sconfitte dipendono dal sacrificio e dalla costanza dell’impegno (e da un pizzico di buona stella, che se non manca è meglio).
È ciò vale sia per il singolo, sia per tutte le comunità a cui questi appartiene.
Insomma, l’iride non appare per caso ma solo in determine condizioni fisiche e dunque, sempre simbolicamente, è il giusto premio per l’impegno costante e il sacrificio di un uomo o di una comunità di uomini che agiscono per l’affermazione del bene e del giusto.

Altro fatto straordinario è che l’arcobaleno è formato da sette colori. Questo numero non è casuale ma invece fortemente simbolico e portatore di una complessità naturale e interiore che gli uomini conoscono e praticano da migliaia di anni.
L’iride e il numero sette… ma questa è un’altra storia.

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