Chi sono io per giudicare?

I drammatici eventi di questi giorni in Medio Oriente provocano una grave inquietudine alle nostre coscienze di europei che hanno la fortuna di vivere in pace da oltre settant’anni e che però non devono restare indifferenti nell’opulenza delle loro città e delle loro vite rispetto al vento di guerra e alle tante sofferenze che patiscono ogni giorno uomini, donne e bambini, israeliani e palestinesi.

Io non ho la soluzione e, parafrasando l’evangelico incipit di questo post, non ho alcun diritto di distribuire torti e ragioni in questo assurdo e funesto conflitto che insanguina da troppo tempo quei territori.
So, però, che tutti gli uomini hanno diritto di vivere in pace e in dignità, qualunque sia la loro origine, la loro fede, il colore della loro pelle, la loro lingua e le loro tradizioni.

Tutti dobbiamo imparare a tollerare, ad apprezzare le differenze, a rigettare ogni forma di violenza, di sopraffazione, la peggiore delle quali è la guerra.
Dobbiamo essere costruttori di pace, dobbiamo far diventare le nostre comunità scuole di rispetto e di dialogo con quelle di altri gruppi etnici o religiosi, luoghi in cui si impara a superare le tensioni, a costruire ponti, a promuovere rapporti equi, rispettosi e pacifici tra i popoli e i gruppi sociali, a costruire un futuro migliore per le generazioni a venire.

Ecco perchè l’Italia, l’Europa, il mondo non devono restare indifferenti rispetto alla tragedia: devono intervenire con la forza congiunta dell’amore e della ragione per indurre i belligeranti a recedere, a cessare dai loro comportamenti bellicosi, a ricercare ciò che è sparso ed a riunirlo con armonia.

È un miraggio? È utopia? Non credo, perchè gli uomini, anche contemporanei, hanno saputo edificare luoghi di perenne confronto di impronta spirituale ed iniziatica in cui si esercitano le virtù del dialogo, della tolleranza, del rispetto alieno da qualsiasi distinzione.

Ed è questo il momento di dimostrarlo concretamente e la Politica ne ha l’onere, sopratutto se apre il cuore alla sofferenza ricordando l’insegnamento del poverello di Assisi: “La vocazione alla pace passa per la nostra resistenza al male”.

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