Sono Antonino Salsone, sono un padre, un figlio, un fratello e un marito

Chi sono.

Prima di tutto sono un uomo libero e questa consapevolezza razionale ed emotiva si genera dalla continua ispirazione all’esempio di colui che ormai non c’è più fisicamente dal 7 febbraio 1986 e che però è spiritualmente presente ogni giorno nella mia esistenza, nella mia mente, nel mio cuore, nella mia coscienza: mio padre, Filippo Salsone.

Il suo modello di vita, il suo intransigente attaccamento ai valori dell’etica, dell’onestà, del senso del dovere e dello Stato, della famiglia, del merito ottenuto solo attraverso il duro lavoro, il suo amore per la terra di Calabria, il suo sacrificio consapevole e coraggioso del dono più prezioso donato all’uomo, unitamente alla dolcezza infinita ed alla caparbia volontà “allevatrice” di mia mamma Concetta, hanno realizzato una salvifica opera di costruzione del mio carattere, della mia volontà, della mia coscienza, del mio modo di essere uomo.

Dopo la prematura morte di mio padre per vile mano omicida e ‘ndranghetista, ho avuto la eccezionale fortuna di avere una guida forte, affettuosa e illuminata, persino amicale e complice, nella persona di mio zio Francesco, che è stato in modo costante la figura paterna che troppo prematuramente è mancata a me e a mio fratello Paolo.
Sono innamorato della mia famiglia, sono innamorato del mio Paese, sono innamorato del mio lavoro di avvocato e della sua naturale vocazione di difendere i diritti, sono innamorato della Politica alta e nobile al servizio della comunità, sono cattolico, sono laico, sono un uomo libero.

Credo nella libertà, credo nella fraternità, credo nell’uguaglianza, credo nella tolleranza, credo nell’etica, credo nel dovere e nel diritto, credo nella giustizia, credo nell’equità, credo nel lavoro e nel sacrificio, credo nell’impegno sociale e politico, credo nel servizio donato con pura liberalità d’animo e finalizzato all’elevazione morale e al benessere dell’uomo e della società, credo nell’Uomo e, più di tutto, credo nello spirito e nella indispensabilità per ogni essere umano di ricercare e praticare incessantemente la via verso la trascendenza.

Biografia e Carriera.

Sono nato a Melito di Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria, il 27 aprile 1971.
La mia infanzia e la mia adolescenza si sono svolte peregrinando tra i vari luoghi di lavoro del mio papà. Ho vissuto a Bruzzano Zeffirio, a Messina, a Lamezia Terme, a Crotone, a Cosenza, di nuovo a Bruzzano Zeffirio e, infine, a Brancaleone.

Ho frequentato il liceo scientifico “Francesco La Cava” di Bovalino e la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Messina.

Sono diventato avvocato nel 1998 presso la Corte di Appello di Reggio Calabria e dall’ottobre del 2000 mi sono trasferito a Monza, ove esercito la professione di avvocato civilista.

2022

Fondo e presiedo la Fondazione Lux Lucis – E.T.S.

2021

Trasformo il mio Studio Legale in SLS – Lawyers, Società tra Avvocati

2005

Apro il mio Studio Legale

2000

Mi trasferisco a Monza dove svolgo la professione di avvocato civilista

1998

Divento avvocato presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria

1995

Mi laureo in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Messina

Cosa voglio

La prima cosa che voglio è continuare nella via che ho tracciato sin qui grazie all’esempio di vita (anzi, agli esempi) che ho avuto: la via dell’etica, dell’onestà, del duro lavoro e del sacrificio, del merito, del senso del dovere e della consapevolezza dei propri diritti.

La seconda cosa che voglio è continuare a credere nel valore della famiglia ed essere per i miei figli e per coloro che mi sono vicini nella vita, nel lavoro e nell’amicizia l’esempio che Filippo Salsone, mio padre, è per me ogni giorno. Voglio credere nei giovani ed essere anche io, con modestia e umiltà, di esempio: ogni generazione matura e responsabile ha il dovere di restituire alle giovani generazioni ciò che gli è stato donato dalle precedenti (e anche di più, se ne è capace). Solo così si attuano il bene e il progresso dell’umanità.

La terza cosa che voglio è essere ancora di più al servizio del mio Paese donandogli impegno, lealtà e serietà. Sono fiero di essere italiano.

La quarta cosa che voglio è contribuire, con l’impegno e con l’esempio, alla estirpazione del cancro della criminalità organizzata dal corpo dell’Italia. Mi piace citare Gesualdo Bufalino, il grande scrittore siciliano, che ha scritto: “La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari”. La mano dura ma giusta – perché proprio questo fa la differenza tra lo Stato e l’antistato – delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, si deve unire indissolubilmente a quella giusta, ma anche dolce e procreatrice, che genera i valori dell’etica, della cultura e dell’educazione sociale e civica. Non c’è altra via, bisogna insegnare che lo Stato è bene e che l’antistato è male. Prima o poi lo capiremo e la guerra sarà vinta.

La quinta cosa che voglio è aiutare il mio Paese a far divenire realtà il sogno dell’Europa unita. Nel 1848, Carlo Cattaneo, l’antesignano degli europeisti, disse: “Avremo pace vera, quando avremo li Stati Uniti d’Europa”. Non c’è futuro senza l’Europa, non c’è Europa senza l’Italia: solo così sarà l’Europa dei popoli.

La sesta cosa che voglio è continuare incessantemente a professare e difendere i valori eterni della Libertà, della Fraternità, della Uguaglianza e della Tolleranza.

La settima cosa che voglio è continuare a dedicare una parte del mio tempo alla cura dello spirito. Mi hanno sempre profondamente emozionato le parole di Gesù Cristo, il quale, alla demoniaca tentazione di trasformare i sassi in pane per dimostrare di essere il figlio di Dio, rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Ecco ciò che voglio: che ogni uomo sia libero di credere e professare la fede che vuole, ma che tenga sempre bene in mente e a cuore che la parola e lo spirito sono necessari – almeno – quanto il pane.

Post Scriptum: ho intenzionalmente usato il verbo volere in luogo di desiderare in quanto sento profondamente miei i propositi affermati. Voglio contribuire, con modestia e sacrificio, a realizzarli e quindi a porre un mattone per la costruzione della “caverna” dell’Uomo, che è nient’altro che la sua coscienza. Quindi voglio e non desidero.