Cosa significa per me essere Avvocato?

Ormai veleggio spedito verso il trentesimo anno di Avvocatura e tra pochi mesi, spero, saró al giro di boa.

Non è tempo di disamine e consuntivi. Manca ancora, spero nuovamente, un lungo tratto di mare aperto.

Ma la barca è solida, le vele ampie e resistenti, il timone è di legno duro, il braccio è saldo, la rotta è tracciata da tempo e la volontà è tuttora ferrea. L’onda e la bonaccia non incutono più l’originario timore, ma autentico rispetto.

Ma come il mare va sempre ossequiato e mai sottovalutato, anche le crescenti esperienze e capacità professionali mai devono indurre l’Avvocato a sovrastimarsi ed a mettere da parte il sacrificio, l’ascolto umile e comprensivo della sofferenza altrui, la disponibilità allo studio e la sottomissione alla Legge e alla Ragione.

Ma in particolare mai una precisa virtù – per chi, meritevole e fortunato, riesce ad acquisirla durante il proprio percorso – deve mancare all’Avvocato: la consapevolezza della propria insostituibile funzione di attore protagonista, assieme al Giudice, del processo di rispetto e di difesa dei diritti altrui, che consiste nell’attribuire a ciascuno ció che gli è dovuto secondo Legge e Ragione.

Questa, per me, è la consapevolezza primigenia dell’Avvocato, ossia di essere una cellula essenziale del corpo della Giustizia, la quale, oltre a costituire un valore laico e perenne che assurge allo stato di Principio informatore della società e della vita dell’uomo, è talmente primario ed essenziale in seno alle istituzioni iniziatiche laiche e confessionali che addirittura si eleva allo stato di virtù cardinale ed è posseduta in grado perfetto proprio da Dio.

Francamente non so proprio se la virtù della “Iustitia” è riuscita a penetrare la mia rozza scorza (anzi, visti gli scarsi mezzi di cui sono dotato, fortemente lo dubito), ma so bene, perchè lo sento, che permane forte e vivida in me la tensione spirituale a cercare di protendermi verso l’alto e verso l’altro e quindi a tentare di avvicinarmi il più possibile al bagliore e al calore straordinariamente intensi e vivificanti che sono ammessi a provare solo coloro che almeno una volta nella vita si fanno vittoriosi protettori dei diritti altrui.

Sarò perciò placato nella mia ricerca di specifica consapevolezza quando riusciró a fare effettivamente mie le parole che Fra Cristoforo rivolge a Renzo:

«Ma tu, verme della terra, tu vuoi far giustizia! Tu lo sai, tu, quale sia la giustizia! Va sciagurato, vattene!».

La Giustizia non è violenza e non è sopruso, ma è Legge e Ragione (e, per chi crede, anche Fede).

E l’Avvocato, se davvero è senziente di doverlo essere e di esserlo effettivamente, contribuisce efficacemente a parteciparla, ad incarnarla ed a realizzarla.

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