Fratelli

“Di che reggimento siete fratelli?
Parola tremante nella notte
Foglia appena nata
Nell’aria spasimante
involontaria rivolta
dell’uomo presente alla sua fragilità
Fratelli”

(di Giuseppe Ungaretti).

Da un incontro casuale avvenuto al fronte, il poeta elabora una riflessione valida per tutta l’umanità: anche da una situazione di intensa sofferenza, specie se immeritata e persino se ingiusta, l’unico sentimento che può salvare l’uomo dalla fragilità della sua esistenza è la Fratellanza.

Persino nella guerra, nella tragedia e in prossimità della fine, c’è speranza, specialmente se la cattiva sorte è condivisa con i “commilitoni”, con i propri Fratelli.

Mi appartiene davvero l’essenza più intima dei versi ungarettiani, tanto che, qualora avessi la mala ventura di incappare in una situazione di lotta feroce, di ingiustizia, di guerra, di precarietà della stessa vita, la consolazione più grande sarebbe certamente quella di condividere il mio destino con Fratelli autentici, di camminare assieme a loro mano nella mano, di unirmi a loro spalla con spalla.

E se tutto fosse determinato dalla umana ingiustizia, proprio la presenza dei miei Fratelli, innocenti e nudi come me davanti al demone della cattiveria, mi renderebbe invulnerabile e indomabile.

La resistenza diverrebbe il mio unico orizzonte. E lo giurerei ai miei Fratelli, per i quali, se necessario, verserei il mio sangue, come loro farebbero per me.

Per i miei Fratelli mi farei guidare unicamente dall’insegnamento di Bertolt Brecht: “Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere”.

E la vittoria della giustizia giungerebbe certa e inesorabile. E io, finalmente, gioirei e avrei pace, vedendo solcare il viso dei miei Fratelli da lacrime di vita.

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