Gnôthi Sautón

Anche la persona più superficiale in qualche momento della vita è attanagliata da una domanda: chi sono e che senso ha la mia vita?
Friedrich Wilhelm Nietzsche ha detto: “Noi siamo uomini della conoscenza, eppure siamo ignoti a noi stessi”.
Dunque, anche per chi ha studiato, vissuto, pensato, agito con libertà e coscienza, rimangono non poche pagine bianche nel libro delle risposte.

Molti sono convinti che l’uomo ormai conosce tanto e che la scienza presto spiegherà tutto. Invece, fortunatamente, c’è un oltre che non si cela solo nell’universo ma anche nel “mikrós kósmos” che per Democrito era costituito dall’uomo.

Si tratta della medesima sapienza classica che ha coniato l’appello “gnôthi sautón”, il “conosci te stesso” socratiano che, si narra, era inciso sul frontone del Tempio di Delfi.
Questo esercizio di scavo nella profondità interiore dovrebbe costantemente costellare la vita dell’uomo e indurlo a scoprire i lembi coscienziali che sono custoditi nei luoghi reconditi dell’anima. Se l’uomo svolgesse questo esercizio con profondità e proficuità diverrebbe certamente migliore e indulgerebbe con maggiore convinzione e gioia alla virtù piuttosto che guardare con attrazione al vizio.

Perché la ricerca e l’esercizio siano efficaci è peró necessaria un’oasi di meditazione, che l’uomo deve trovare in sè ma anche all’esterno di sè: per questo, sopratutto oggi e sempre di più in futuro, servono e serviranno le scuole iniziatiche.

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