I colori della bugia

I rapporti sociali si nutrono abitualmente di bugie (anche pietose), che, sovente, servono a mantenere saldi i rapporti di lavoro, le conoscenze, le amicizie, i legami affettivi.

Mark Twain, evidentemente convinto che la menzogna è contenuta nel dna umano, ha scritto che “mentiamo ogni giorno, a ogni ora, da svegli e nel sonno”.

Come per tutte le cose dell’uomo, però, occorre andare sotto la superficie, perchè non tutte le bugie sono uguali e non tutte hanno lo stesso effetto e meritano la medesima sanzione.

Per sgombrare il campo da qualsiasi equivoco ed affinchè questo breve pensiero non sembri un “elogio della bugia”, voglio muovere da un assunto valoriale inoppugnabile verso cui l’uomo ha l’obbligo naturale, morale e giuridico di tendere: mentire non è giusto, la Verità è cosa giusta.

Tornando alla bugia, secondo me può declinarsi una triplice graduazione, in ordine crescente di gravità.
Innanzitutto vi sono le bugie innocue e sporadiche proferite da chi dice prevalentemente la verità, ma, pur se solo ogni tanto, mente per mantenere un certo equilibrio, per non stare in lotta, per evitare offese, inquietudini, delusioni. Insomma, mente per quieto vivere e talvolta per difesa rispetto alle proprie debolezze. Queste sono le bugie “bianche”.

Poi ci sono le bugie per convenienza, quelle dette da chi è piuttosto avvezzo a mentire e lo fa per suo comodo, quasi per inclinazione. Questi non ricerca il male dell’altro, ma è totalmente noncurante rispetto all’effetto della menzogna. Insomma, si tratta di un bugiardo indifferente e menefreghista. Queste sono le bugie “grigie”.

Infine, all’ultimo gradino del disvalore ci sono le bugie “nere”.
Queste sono le menzogne proferite con “scienza e coscienza” da chi mente sapendo di mentire, cioè per naturale proclività al falso e per indole malvagia.
La differenza rispetto alle “grigie” è precisa: oltre alla realizzazione del proprio guadagno (caratteristica comune), lo scopo delle “nere” è di perseguire l’effetto distruttivo dell’altro, cioè della persona o dell’idea o della cosa che costituisce il centro e il fine della bugia. Il bugiardo “nero” non ricerca solo la propria convenienza ma vuole l’annientamento dell’altro, vuole portargli un male fisico, ideale e materiale, vuole creargli una “tragedia”.
Il bugiardo “nero”, per usare una antica immagine di fonte greca, è un “tragediatore” (epiteto di disvalore assoluto che nelle terre della Magna Grecia, specialmente calabro-jonica, tuttora si assegna con disprezzo a chi mente per portare il male all’altro).

Come difendersi rispetto alla bugia, specie se “grigia” o “nera”?
C’è una sola via da percorrere per un uomo etico, onesto e libero che ha la schiena diritta: la Verità!
Dunque, se davanti a una bugia “bianca” ben si può essere misericordiosi, davanti a una bugia “grigia” o “nera” ci si difende e si reagisce urlando la Verità e mai dimenticando, perchè il bugiardo, specie se “tragediatore”, oltre alla espulsione dalla testa e dal cuore del malcapitato, deve subire la giusta e afflittiva pena prevista dalla morale e dal diritto naturale e materiale.

La Verità è Bene, la menzogna è male.

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