I “Don Rodrigo” di oggi, la “Provvidenza” e la giustizia terrena

“I provocatori, i soverchiatori, tutti coloro che, in qualunque modo, fanno torto altrui, sono rei, non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano gli animi degli offesi” (da “I Promessi Sposi”, capitolo II).
Quanto è profonda, vera e attuale questa riflessione morale di “Don Lisander”!
Non solo nel 1628, al tempo di Renzo e Lucia, ma ancora oggi chi fa torto ad altri con le proprie azioni soverchiatrici e violente, chi instaura stagioni e governa società, come quella in cui è ambientato il romanzo, dove le questioni non si discutono in termini di torto o di ragione ma in termini di forza, chi vuole, come un novello “Don Rodrigo, che l’unica “giustizia” applicata sia la propria e di quelli che, come lui, dispongono della violenza come strumento di dominio, chi minaccia, chi vuol procurare violenza morale e fisica attraverso malvagi “Bravi”, ebbene non solo è responsabile del male che fa ma anche di quello che ingenera nell’animo, nella mente e nel cuore della vittima senza colpa.
Chi fa del male è responsabile della metamorfosi dello spirito e del corpo di chi lo subisce e dunque dei suoi progetti di “vendetta” (proprio quelli inizialmente provati da Renzo), perchè è naturale che l’uomo colpito da un male ingiusto si difenda e, per salvare se stesso e la sua famiglia, lotti disperatamente contro il proprio Don Rodrigo, contro la sua boria, la sua tracotanza e la sua violenza.
Ma non basta.
Responsabili del male fatto e ingenerato ad una vittima innocente sono anche coloro che gravitano attorno a Don Rodrigo e che, pur senza averne bisogno, si sono asserviti alla causa del potere bieco e si indulgono ad accettarne le logiche di prevaricazione e di violenza per proprio tornaconto o per semplice viltà o, peggio ancora, per indifferenza e per ottusità (è bene che costoro aprano gli occhi e siano consapevoli che i “Don Rodrigo” di ieri e di oggi si comportano sempre allo stesso modo: ingurgitano una vittima dietro l’altra per affievolire la loro insaziabile fame di potere. In questo sono inesorabili e nessuno è al sicuro).
Ma come spezzare il circolo del male che origina altro male?
Per il Manzoni la risposta sta nella “Provvidenza”, cioè nella giustizia divina che tutto vede e tutto puó. Nel romanzo, infatti, Lucia stessa griderà allarmata a Renzo, sentiti i suoi turpi propositi: “No, no, per amor del cielo! Il Signore c’è anche per i poveri; e come volete che ci aiuti, se facciam del male?”.
Che belle parole, che profondità, che esempio perenne di rettitudine, che prezioso dono ha lasciato “Don Lisander” all’umanità!
Davanti ad un così grande insegnamento, l’anelito spirituale e l’intenzione di ciascuno non possono essere che quelli di trarre ispirazione da questi principi morali immarcescibili.
Se, ad esempio, sfortunatamente mi capitasse nella vita di incontrare un “Don Rodrigo” qualsiasi e di avere a che fare anche con i suoi facinorosi cortigiani (per ora, bontà sua, la “Provvidenza” non mi ha messo alla prova), di essere da loro deriso, calunniato, tradito, magari anche minacciato attraverso dei “Bravi” che si interessano a me da terre vicine o lontane o persino d’oltre mare, invece che dai propositi naturali ma violenti di Renzo mi farei spiritualmente condurre dalla saggezza lungimirante e pacifica di Lucia.
Però, pur affidandomi alla “Provvidenza”, poiché non sono – purtroppo – vocato al martirio e alla santità, darei la giusta soddisfazione anche alla mia natura umana.
Perciò, per difendermi e per ottenerne protezione per me e la mia famiglia, chiederei subito aiuto alla giustizia terrena, che fortunatamente nel nostro Paese e nel mondo moderno (almeno nella buona parte di esso) non è più quella fragile e sottomessa del tempo de “I Promessi Sposi”, la quale saprebbe ben proteggermi e saprebbe assai volentieri, perché è il suo compito e per naturale ed istituzionale avversione verso i violenti ed i prepotenti occasionali e “di professione”, perseguire duramente il malvagio mandante “Don Rodrigo”, i suoi cortigiani ed anche gli oscuri “Bravi”.

Condividi questo articolo...

LinkedIn
Facebook
Twitter
WhatsApp
Email