Il diritto-dovere di ribellarsi: l’indignazione

Sulla parola “indignazione” illustri pensatori si sono misurati nel corso del tempo. A mio avviso le interpretazioni più autorevoli sono state quelle di Spinoza, secondo cui l’indignazione è “l’odio contro colui che ha fatto male ad un altro”, e di Nietzsche, secondo il quale “nessuno mente quanto l’indignato”.

Mentre il primo vede l’indignazione come la reazione contro qualcosa di inaccettabile che danneggia un altro, il secondo vede nell’indignazione il modo di essere e di sentire di chi è incapace di accettare la propria vita e di viverla in pienezza (quindi l’indignazione come variante del risentimento).

Queste due interpretazioni non mi convincono fino in fondo e voglio partire dall’etimologia per spiegare il mio pensiero.

“Indignatio” deriva dal verbo latino “dignari” che significa letteralmente “togliere valore, dignità, a qualcuno o qualcosa”. L’indignato è perciò colui che toglie dignità, e quindi non riconosce credibilità, a chi compie gesti o mette in atto decisioni che danneggiano qualcuno.

La “indignatio” è dunque un atto profondamente politico e con una forte valenza pubblica, non riconducibile a una sorta di “collerica resa dei conti”.

L’indignato che è consapevole di queste caratteristiche del proprio agire e che possiede senso di responsabilità non si iscrive al partito degli “indignati permanenti”, cioè coloro che sono indignati verso tutto e a prescindere (perché a costoro manca evidentemente la capacità intellettuale di identificare l’oggetto che suscita l’indignazione e in genere si affidano a meri slogan o frasi passepartout, il più delle volte ripetitive, per comunicarla), ma appartiene invece alla schiera di coloro che non vogliono essere permanentemente impotenti ma che, invece, sono disponibili a rendere virtuosa e coraggiosa la loro indignazione, finalizzandola per il bene proprio e comune.
Il vero indignato, ovvero quello responsabile, è un uomo resistente e resiliente che ha la “giusta collera” nei confronti di coloro che tradiscono e che ingannano. Il vero indignato sente forte il proprio dovere, che si accompagna al paritetico diritto, di ribellarsi contro le sempre più numerose trasgressioni etiche che oggi tormentano la persona e la società.

Ogni uomo libero, coraggioso e virtuoso ha il diritto e il dovere di ribellarsi contro l’ingiustizia, l’inganno, il tradimento dell’etica, lo deve fare per il suo bene e per quello del proprio prossimo, e questo diritto-dovere di indignazione, naturalmente da attuare nelle forme del vivere civile e nel rispetto assoluto della legge, diviene un obbligo incoercibile se l’uomo indignato è anche un iniziato laico o religioso, perché proprio costui ha nella libertà di pensiero e nell’etica di comportamento le bussole della sua esistenza.

Condividi questo articolo...

LinkedIn
Facebook
Twitter
WhatsApp
Email