Il disastro di Cutro

Il disastro di vite umane che nei giorni scorsi ha colorato di rosso il lembo di mar Jonio che bagna la terra calabra di Steccato di Cutro, ha turbato profondamente le coscienze.

L’autorevolezza e la dignità del Presidente della Repubblica Prof. Sergio Mattarella davanti a quelle povere bare, di cui molte di bianco candore, esprimono meglio di mille parole il dolore del popolo italiano per quei poveri morti.

Ho sentito e letto, però, alcune voci ed opinioni di malpensanti e maldicenti che sono di insopportabile gravità, i quali hanno perso l’occasione di restare in silenzio e di confermare la perenne validità dell’antico proverbio che recita “il silenzio è d’oro”.

In particolare sono insopportabili le voci e le opinioni di coloro che gridano alla “strage di Stato” ed espongono accuse calunniose, vendendole come manifesta verità, alla Marina Militare, alla Guardia Costiera, alla Guardia di Finanza ed ai Corpi civili dello Stato che si occupano di protezione civile, accusandoli di non essere voluti intervenire e di non avere salvato quelle povere persone, quei nostri Fratelli.

Nulla di più falso e di più ignominioso!

Noi italiani siamo “brava gente” e non vogliamo, da sempre, che bambini, anziani, donne e uomini muoiano tra i flutti tumultuosi per fuggire da situazioni di disperazione che, proprio perché tali, sovente fanno considerare il pericolo oggettivo e naturale di un viaggio in mare su barche fatiscenti come di portata inferiore rispetto all’inferno quotidiano che sono costretti a vivere nelle loro terre natie.

Ma soprattutto sono “brave persone” le donne e gli uomini dei Corpi militari e civili dello Stato che ogni giorno si adoperano, in situazioni difficilissime e molte volte mettendo a rischio la loro stessa vita, per salvare le vite (decine di migliaia solo nell’ultimo biennio) di bambini, anziani, donne ed uomini che non conoscono ma ai quali, per autentico senso del dovere e per spirito umanitario, si sentono affratellati.

La Marina Militare, la Guardia Costiera, la Guardia di Finanza e i Corpi civili dello Stato soccorrono e salvano le vite umane, non le abbandonano al loro destino.

Queste non sono parole ma fatti e atti eroici di cui noi italiani dobbiamo essere consapevoli e fieri, mentre la coltre della vergogna deve scendere e sotterrare coloro che infangano per ignoranza o, peggio ancora, per ragioni ideologiche, il sacrificio, l’eroismo e l’altruismo dei Corpi militari e civili della Repubblica italiana.

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