Il fascino oscuro del potere

Secondo lo scrittore Balzac, Napoleone Bonaparte usava affermare che “un trono altro non è che un pezzo di legno rivestito di velluto”.

Eppure, i troni, così come i pulpiti, i palcoscenici, i piedistalli, le medaglie e persino le vesti ecclesiali o i grembiali e i distintivi propri di alcuni gruppi sociali, da sempre esercitano un fascino fortissimo ed hanno la capacità, se deturpati da chi li ricerca e vuole ottenerli solo con l’ambizione, la menzogna e l’ignoranza, di generare inimicizia, invidia, gelosia, ansia, persino di dare origine a conflitti fratricidi e, in casi estremi, di determinare azioni delittuose dei figli contro i padri o dei padri contro i figli.

Il potere, specie quando è considerato solo come un’affermazione gloriosa di sé medesimo o è finalizzato all’acquisto e alla conservazione di beni e ricchezze materiali, è un tarlo sottile che scava le sue gallerie nel cuore e nella mente di chi ne è afflitto, soprattutto se questi è privo della necessaria struttura intellettuale, culturale ed etica su cui farlo poggiare.

Persino tra i discepoli di Cristo serpeggiava la domanda sul “chi è il primo” e la risposta del Salvatore era stata radicale: “Chi vuol essere primo tra voi sia il servo di tutti”.

Ma un antidoto c’è: la virtù da praticare è quella dell’umiltà, la quale ci addestra a tenere i piedi per terra ed a misurare la nostra statura. Se la si interiorizza e la si pratica efficacemente e con sincerità, al pari di ogni servizio realmente gradito, il potere viene compreso nella sua sostanza naturale e utilizzato solo per perseguire il suo scopo più vero e puro, cioè il servizio verso gli altri e per la realizzazione del bene.

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