Il fato e l’uomo. A mio Fratello.

Nella vita può purtroppo capitare che le gioie e le soddisfazioni più intime siano negate da altri uomini e non dal fato.

Se un fulmine mi elettrizza, una valanga mi travolge, un’onda mi inghiotte o un animale selvatico mi azzanna, posso solo piangere il mio destino ingeneroso.

Ma se, ad esempio, una gioia irripetibile che riguarda me o il sangue del mio sangue mi viene irrimediabilmente negata dalla cattiveria degli uomini, non posso ammantarmi del balsamo della consolazione e dell’ineluttabilità che il fato comunque dona a chi subisce un male, ma vengo pervaso dal sentimento della rabbia verso gli autori dell’azione ingiusta e sorgono prepotenti in me lo sdegno e il coraggio di lottare.

Purtroppo, però, resta l’irreparabilità del danno subito da me e dal sangue del mio sangue: il momento irripetibile passa e io non posso unire la mia energia, il mio cuore e la mia mente a quelli del mio sangue. Che patisce con me, anch’egli incolpevole.

Di questo male non risponde il fato, ma gli uomini che l’hanno compiuto. E ne risponderanno, perché è legge di natura.

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