Il mio speciale auspicio per il 2023: l’anno dell’ammirazione

L’ultimo post dell’anno voglio dedicarlo alla breve analisi dei sentimenti dell’invidia e dell’ammirazione.
Illuminante è l’aneddoto proposto dalla psicanalista Melanie Klein: «A un uomo invidioso del suo vicino una fata disse: “Posso realizzare ogni tuo desiderio, ma il tuo vicino riceverà il doppio”.
L’invidioso rispose: “Allora cavami un occhio”.».
L’invidia costituisce il groviglio di tutti i vizi, ovvero l’esatto contrario delle virtù teologali, cardinali e laiche.
L’invidia è una bruttura dell’animo umano, è il sentimento spiacevole e acrimonioso che si nutre verso chi possiede un bene o una qualità che si vorrebbero per sè.
L’invidia genera rabbia, bile, malanimo, prepotenza nell’accaparrarsi con la forza o con l’inganno un bene o una qualità di altri, oppure, come spesso accade, molto più meschinamente induce a rubarli a chi li possiede in modo legittimo, oppure ancora a sporcarli con la maldicenza e la calunnia.
Insomma, l’invidia è il sentimento degli ominicchi.
L’Uomo vero, invece, davanti al proprio simile, al proprio fratello che possiede un bene o una qualità degni di bellezza e considerazione, non prova invidia ma ammirazione.
Cos’è l’ammirazione? È un sentimento di letizia, di serenità, di stimolo a fare bene e ad emulare, di attrazione verso cose straordinariamente belle e pregevoli, di stima, rispetto e simpatia per le qualità d’eccezione di una persona.
Ecco dunque il mio augurio per il 2023: che per tutti noi sia l’anno dell’ammirazione, l’anno dell’Uomo autentico.

Condividi questo articolo...

LinkedIn
Facebook
Twitter
WhatsApp
Email