Il mito e l’incanto della natura: “Scilla e Cariddi”

“L’altro scoglio, più basso tu lo vedrai, Odisseo, vicini uno all’altro, dall’uno potresti colpir l’altro di freccia. Su questo c’è un fico grande, ricco di foglie; e sotto Cariddi gloriosa l’acqua livida assorbe. Tre volte al giorno la vomita e tre la riassorbe paurosamente. Ah, che tu non sia là quando riassorbe”. (Odissea di Omero, Libro XII, 101-104).

Comunemente, quando si afferma di “stare tra Scilla e Cariddi” s’intende il trovarsi in una posizione problematica, ma le due ninfe che la natura e il mito hanno posto a “sentinelle dello stretto” rappresentano una manifestazione di bellezza naturale cosí sfolgorante e immortale che è facile individuare il loro significato simbolico autentico: “stare tra Scilla e Cariddi” significa scegliere la via di mezzo, la via dell’equilibrio, la via fatta di logica e di emozione.

“Scilla e Cariddi” costituiscono anche l’anima autentica delle terre che le ospitano: Calabria e Sicilia, terre di bellezza impareggiabile, di spiritualità, di storia, di mito, di arte, di lettere, di tragedia e di complessità irrisolte. Ma anche terre di coraggio, di volontà di lottare e vincere contro gli eventi avversi, terre che, come le genti che le popolano, sono fatte di testa, di cuore, di anima.

Ora silenzio: cantano “Scilla e Cariddi”.

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