Il “mondo carcere” e la Speranza

In Italia spesso si soffre di “memoria corta”. Alcune questioni, pur se molto serie e altrettanto gravi, vengono troppo facilmente dimenticate o, nel migliore dei casi, ricordate a “corrente alternata”.
Tra queste v’è certamente la situazione di gravissimo disagio che si vive nelle carceri italiane, nelle quali negli ultimi quindici giorni sono avvenuti ben nove suicidi. L’ultimo l’altro ieri a Torino: un ragazzo di 24 anni, in carcere da 13 giorni, si è tolto la vita.
La Polizia Penitenziaria e gli operatori del “mondo carcere” fanno quello che possono e molte volte anche di più: sovente, nelle prime 48/72 dall’ingresso nella struttura penitenziaria, gli agenti tengono compagnia ai giovani detenuti spaesati e in preda a un comprensibile panico.

Insomma, si è davanti a una vera e propria emergenza nazionale.
Cosa fare? Esiste ancora una speranza dietro le sbarre?
Sulle misure concrete da adottare per fermare l’ecatombe suicidiaria non si può argomentare nello spazio necessariamente breve di un post.
Ma della funzione sociale e giuridica della pena invece invece si.
La via maestra è rappresentata dall’esecuzione esatta del dettato costituzionale e dell’ordinamento penitenziario.

Il condannato è un essere umano che, attraverso un processo di valorizzazione della sua individualità in un’ottica di responsabilizzazione, va rieducato e reinserito socialmente.
La pena, infatti, non è volta ad infliggere un tormento al condannato, non è una vendetta della società per il male causato dal reo, non è la crudeltà della pena ma l’infallibilità, la certezza della stessa, a renderla efficace e funzionale.
Certezza e funzione rieducativa della pena sono i pilastri fondamentali di uno Stato di diritto. Ad essi non si può e non si deve abdicare perchè ogni suicidio in carcere, ogni condannato non rieducato, costituiscono una sconfitta per la società.
Occorre dunque riportare la speranza “dietro le sbarre”, sia per coloro che meritano di essere rieducati e reinseriti nella società dopo l’espiazione della pena, sia per coloro che ogni giorno, con umanità e meriti non comuni, si sforzano di custodire e di rieducare efficacemente.

Insomma, sarebbe utile, civile e confortante, da qui al 25 settembre 2022, che la politica si occupasse anche del “mondo carcere” e degli esseri umani che lo vivificano ogni giorno.

Condividi questo articolo...

LinkedIn
Facebook
Twitter
WhatsApp
Email