Il tempo di oggi e il tempo di domani

Da qualche tempo un interrogativo mi assilla: ma che tipo di epoca stiamo vivendo? Quale è la sua vera natura? Quali sono i suoi pregi e i suoi difetti? Mi rendo perfettamente conto che sono domande molto profonde e che le risposte possono risentire della soggettività di ciascuno. Tuttavia penso di avere individuato dei caratteri oggettivi di questa nostra “epoca”.

Il mondo di oggi, questo tempo, è caratterizzato da una impronta antintellettualistica dominata dalla “logica del fare”, cioè dalla convinzione che l’importante è fare delle cose senza preoccuparsi se siano giuste o ragionevoli.
Il tempo di oggi non ha spazio per i pensatori che spesso, o forse quasi sempre, sono guardati con diffidenza se non con disprezzo.
Il tempo di oggi ha bisogno di cose, di azioni, di comportamenti che devono essere consumati subito, all’istante, e che sono ritenute “buone” solo se portano al risultato immediato.

Questa epoca richiede esclusivamente competenze tecniche: sociologi, economisti, politologi, giuristi, medici, che si mobilitano per perpetuare l’esistente. Ma costoro sono al massimo degli esperti non dei maestri.

In questa epoca gli apparenti maestri sono divenuti gli “influencers”, sostenuti nella loro azione dagli esperti di marketing. Insomma, per usare un’espressione non mia ma pertinente, viviamo il tempo della “società acritica”, mentre, invece, dovremmo approdare a una “società critica” che si ponga sempre in discussione, che sappia e voglia riconoscere i propri limiti e che voglia e sappia correggere gli errori.

Questo tipo di società, per la sua realizzazione completa ed efficace, ha un bisogno naturale di maestri. E’ il maestro ad accendere la curiosità e a essere portatore di vera innovazione in quanto il suo compito è gettare sguardi sempre nuovi in tutte le direzioni: in alto e in basso, fuori e dentro di sé.

Il maestro è un irregolare che cerca una regola; un critico, un “provocatore” che scopre connessioni nuove, unioni di tempo, di luoghi, di pensieri, di storie, di persone. Un maestro crea continuità, contiguità ma, talvolta, agendo con il coraggio che è tipico degli spiriti liberi, anche divisioni, rotture: non per il gusto di rompere, ma per riallacciare i fili dispersi in modo nuovo. Senza maestri si è condannati al pensiero unico e all’omologazione.
Confido che il tempo di domani, nell’interesse della società, sia il tempo del pensiero e più precisamente del libero pensiero, che solo i maestri (veri) sono in grado di produrre.

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