In onore e ricordo dei nostri Morti

“Gemmea l’aria, il sole così chiaro che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, e del prunalbo l’odorino amaro senti nel cuore…
Ma secco è il pruno, e le stecchite piante di nere trame segnano il sereno, e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante sembra il terreno.
Silenzio, intorno: solo, alle ventate, odi lontano, da giardini ed orti, di foglie un cader fragile. È l’estate, fredda, dei morti”.

La poesia “Novembre” di Giovanni Pascoli costituisce una delle più belle odi di tutti i tempi dedicate al culto e alla memoria di chi ci ha lasciato.
“È l’estate, fredda, dei morti”, il bellissimo ma triste ossimoro che conclude questi brevi ma eterni versi di rimembranza.
Ecco la chiave: il modo migliore che ognuno ha di onorare i propri morti è quello di ricordarli, di averne memoria, di portare loro rispetto.
L’oblio è il fango melmoso, freddo e putrescente in cui precipita un morto verso cui i vivi non serbano memoria. Invece, il ricordo è il cielo luminoso in cui chi non c’è più è innalzato da chi gli vuol bene e non lo dimentica.

Grazie al Poeta il vero significato del Giorno della Rimembranza è ancora più chiaro per ciascuno: onorare i propri morti ricercando il loro volto nella fiamma di una candela, di un lume, di un testimone: loro sono lí, in quella fulgida e intensa fiamma. Per farli vivere perennemente nella Luce basta ricordarli, purchè con amore … “È l’estate, fredda, dei morti”.

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