Jerusalem

Quando si pensa a un luogo eletto di dialogo, di confronto, di pacifica convivenza tra popoli, storie, culture e religioni diverse, ebbene quel luogo è Gerusalemme.

Se Roma simboleggia il potere imperiale e il dominio dell’uomo sull’uomo, Jerusalem, o Yĕrūshālayim, in ebraico, o Ūrushalīm o el-Quds, in arabo, simboleggia la proiezione dell’uomo verso il cielo, un luogo santo e beato in cui l’uomo si prepara a vivere la vita del domani, la vita dello spirito.

Non c’è infatti altro luogo al mondo che può eguagliare la capacità di Jerusalem di unire gli opposti, di fondare, di costruire.

Jerusalem è il luogo in cui il re Salomone, figlio di David, fece edificare un tempio favoloso a cui si accedeva attraverso due imponenti colonne, Jachin e Boaz, che idealmente separavano la terra dal cielo, la materia dallo spirito. L’uomo che stava al di quà di Jachin e Boaz era fatto di vizi, mentre una volta al di là delle colonne si purgava dei propri metalli e rinasceva come uomo nuovo e virtuoso.

Jerusalem, dunque, non è solo un luogo e una città, ma è un simbolo santo di pace e come tutti i simboli non ha fine ma ha significati infiniti.

L’uomo che dissacra ciò che Jerusalem rappresenta, brutalizza se stesso e non è un uomo.

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