La bestialità e la cura dell’anima

È proprio vero che sovente la realtà supera la fantasia. I giornali, le televisioni, il web, ci raccontano con cadenza quasi quotidiana di delitti così tanto efferati da provare un istintivo senso di ribrezzo e di vergogna per la mano umana da cui si originano.

È logico e spontaneo domandarsi: ma questo criminale è stato anche lui un bambino? Ha avuto anche lui una fase della vita in cui era fragile, innocente, buono? Mi viene a tal proposito in mente una frase di Victor Hugo: “Fra gli animali non avviene mai che la creatura nata per essere colomba si trasformi in falco, ciò che invece si verifica nel genere umano”.

Ed infatti, mentre ogni animale si inserisce perfettamente con il suo comportamento nell’ordine naturale, l’Uomo, che è pensante, con il dono grandioso della libertà e del libero arbitrio può oltrepassare il confine mirabilmente simboleggiato da Hugo e trasformarsi in una bestia feroce e formare branchi numerosissimi assetati di sangue. Ad esempio, se pensiamo ad alcune manifestazioni dell’umana azione – il nazismo, il fascismo e il comunismo sopra tutti – notiamo che esse sono state realizzate da uomini teneri, alcune volte raffinati cultori di musica ed arte e che però, messi a contatto con i propri fratelli nei lager, sono divenuti delle vere bestie feroci, dei demoni.

In loro si è verificato ciò che Shakespeare ha messo in bocca ad Enrico IV: alla madre che gli faceva notare che anche le bestie provano pietà, egli rispondeva di non essere una bestia e quindi di non provare quel sentimento.
Per evitare una siffatta degenerazione occorre intervenire su noi stessi, prenderci cura della nostra anima, lavorare sulla pietra, a volte troppo grezza, della coscienza e renderla cubica. Solo così si può distruggere ogni germe di disumanità che si insinua nell’anima.

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