La Ciociara, novella Beatrice delle anime imbruttite

“…. il mare che scintillava in fondo alla pianura di Fondi, mi era sembrato un luogo stregato dove avrebbe potuto davvero essere stato sepolto un tesoro, come mi avevano raccontato quando ero bambina. Ma questo tesoro sotto terra non c’era, come sapevo; l’avevo trovato dentro me stessa, con la stessa sorpresa che se l’avessi scavato con le mie mani ….”.

Alberto Moravia attraverso Cesira, la contadina – bottegaia protagonista del romanzo “La Ciociara”, compie un invito forte alla riflessione interiore e alla rivisitazione profonda di se medesimo, che è l’unico metodo, forse persino maieutico, per giungere a scoprire la verità della coscienza e dunque se stesso.

L’invito di Moravia ha anche un intenso sapore iniziatico poichè l’indagine di Cesira ricorda il metodo del “Vitriol” e cioè l’esplorazione della propria anima per giungere alla purificazione, oppure, in epoca rinascimentale, la scoperta di qualcosa di ignoto ma dal profondo significato valoriale e coscienziale.

Anche Cesira, vero fiore sgargiante nel buio della ragione, è una novella Beatrice che conduce per mano ciascuno dei poveri derelitti imbruttiti dalla guerra e dalla fame (e quindi, simbolicamente, il lettore) nella oscurità della propria coscienza e che sopratutto lo accompagna fino alla fine del viaggio, illuminando la via attraverso il metodo e preparandolo al completamento dell’opera, cioè alla visione della Luce.

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