La Clemenza

Cicerone afferma nel “De Officiis” che la grande forza di Roma è data proprio dalla Clemenza.

Sempre Cicerone definisce la Clemenza di Cesare come la capacità del console di non inferire sugli sconfitti e non provare odio per i nemici. Egli era in grado di vincere l’ira e agire con moderazione, non pensando mai ad una vendetta.

La Clemenza per Seneca consiste nella capacità di un uomo di agire con mansuetudine (mansuete), con giustizia (iuste), con moderazione (moderate) e con saggezza (sapienter).

La Clemenza è dunque una virtù che, purtroppo, appartiene solo a pochi, ma fortunatamente è sempre dote di chi è chiamato ad un alto magistero per manifesto intelletto, per forza d’animo, per spirito e per saggezza.

Ma qual è il suo limite? Difficile rispondere con esattezza.

Io penso che il limite della Clemenza sia la Giustizia.

Un uomo è autenticamente clemente se è giusto e se fa vera giustizia. Senza ira, senza vendetta, senza imperio, senza abuso, però senza far scivolare nell’oblio i torti e dando la possibilità a coloro che hanno sbagliato di redimersi attraverso la consapevolezza dell’errore e l’espiazione della pena giusta.

Tutti abbiamo diritto alla Clemenza, con la sola esclusione dei traditori di ventura, di indole e di pecunia.

A questi uomini cosí piccoli di statura morale e di spirito il balsamo della Clemenza non può essere versato, perchè su di essi, essendo traditori della fiducia e dello spirito dell’uomo, deve scendere la coltre della damnatio memoriae.

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