La limitazione della Libertà deve deciderla solo il Popolo

Il mugnaio di Potsdam cercava un giudice a Berlino. In Italia, fortunatamente, ce ne sono addirittura tre. Dall’8 marzo dell’anno scorso la nostra Libertà di movimento è limitata attraverso provvedimenti legislativi del Capo del Governo. Non si discute la legittimità giuridica dello strumento, ma il suo uso per regolare il diritto ultra-fondamentale, assieme a quello alla vita, dell’Uomo.

Ebbene, muovendo incidentalmente dalla valutazione di liceità penale della c. d. “autodichiarazione” a cui siamo tutti quotidianamente costretti nell’esercizio della libertà di movimento, ben tre giudici, sia pure con diversa motivazione, hanno statuito la «indiscutibile illegittimità» del famigerato “DPCM” nella parte in cui è usato per introdurre un divieto di spostamento salvo che per «comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute».

E infatti, un simile divieto generale e assoluto ha introdotto una misura restrittiva della libertà personale (quasi una sorta di detenzione domiciliare, specie per la c.d. “zona rossa” in cui è fatto divieto di uscire dalla propria abitazione) che può essere assunta soltanto con le garanzie di cui all’art. 13 Cost., ovvero la doppia riserva di legge e di giurisdizione.

Cosa insegna tutto questo?

Che la Libertà, in ogni sua accezione ideale e concretizzazione fattuale, può essere limitata solo se necessario, ma ciò può e deve farlo unicamente il Popolo attraverso il suo strumento di rappresentanza, cioè il Parlamento.

Solo la legge può e deve limitare la nostra Libertà e nessun altro!

E questo non è solo un principio sacrosanto e intangibile previsto dalla Carta Costituzionale italiana, ma un diritto naturale dell’essere umano, dell’Uomo libero, che ha il dovere, soprattutto se munito dei doni naturali delle qualità di comportamento etico e di tensione spirituale, di reagire pacificamente ma irriducibilmente per il ripristino della situazione di giustizia.

L’auspicio è che il nuovo decisore politico sia ben più consapevole di chi l’ha preceduto (e che ha abusato dello strumento) di questa lesione all’integrità del diritto alla Libertà e quindi avverta il dovere di ristabilire il prima possibile l’equilibrio naturale e giuridico nel rapporto tra Stato e Cittadino, favorendo l’adozione di provvedimenti limitativi della nostra Libertà solo se indispensabile ed esclusivamente attraverso lo strumento della Legge.

Condividi questo articolo...

LinkedIn
Facebook
Twitter
WhatsApp
Email