La mafia fa schifo!

Sono stato privatamente sollecitato da molti “followers”, soprattutto siciliani e calabresi appartenenti alle Forze dell’Ordine, di intervenire nuovamente sull’arresto del capo mafia Matteo Messina Denaro e di dire se questo caso particolare può stimolare nel Paese il sorgere di una nuova “Questione Morale”.

Non mi sottraggo, come mio costume, alle molteplici richieste e volentieri rendo noto e chiaro il mio pensiero.

L’arresto del mafioso Matteo Messina Denaro è un fatto della massima importanza, rispetto al quale bisogna parlare chiaro e non lasciare zone d’ombra.

Davanti all’arresto dell’ultimo mafioso stragista in libertà ed ai primi esiti di indagine che, sia pure con la garanzia della presunzione di non colpevolezza nei confronti degli indagati, parrebbero dimostrare la sussistenza di un concreto, vasto ed efficace ausilio alla sua latitanza fornito da parti della societá civile e da persone e professionisti insospettabili, non è sufficiente limitarsi a generiche prese di distanza dal fenomeno mafioso.

Occorre invece essere meno timidi, non tremolare, non pensare solo al proprio “orticello” e andare oltre le ovvietà stereotipate e tipiche delle dichiarazioni di circostanza.

Occorre prendere esempio dal coraggio civile di Peppino Impastato, un nome per tutti, che negli anni ‘70 (quindi in tempi molto più difficili di quelli odierni e in una Sicilia sicuramente assai meno consapevole del fenomeno criminale), in quel di Cinisi (il paese di Tano Badalamenti, non proprio un “picciotto” qualsiasi) affermava, anzi gridava: LA MAFIA FA SCHIFO.

Peppino Impastato è stato un siciliano onesto, un siciliano autenticamente coraggioso, come onesti, coraggiosi e siciliani sono stati Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Emanuele Basile, Boris Giuliano, Ninni Cassarà, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tantissimi altri eroi civili di questo Paese che non hanno avuto timidezze, non hanno misurato le parole, non le hanno pronunciate sottovoce, ma le hanno gridate senza paura: LA MAFIA FA SCHIFO.

I fatti e le reazioni civiche di questi giorni, a cominciare proprio dalla Sicilia e dai siciliani onesti (che, ne sono certo, sono la grande maggioranza), mi convincono che gli italiani sono pronti ad affrontare, individualmente e collettivamente, una discussione approfondita sul fenomeno mafioso sulla base di un principio inoppugnabile: se io, come persona singola o come padre di famiglia o come lavoratore o come esponente di una comunità di qualsiasi natura, scopo e dimensione, non voglio avere nulla a che fare con la mafia e le altre organizzazioni criminali che infestano il nostro Paese e se, sempre io, voglio che tutti lo sentano e lo sappiano, devo abbandonare prudenze, timidezze e tremori perchè non è più il tempo dello stare nel mezzo, di posizionarsi nel grigio, di girarsi dall’altra parte.

La “Questione Morale” in questo specifico aspetto della vita individuale e collettiva del Paese consiste nel fare la scelta giusta: o si sta con lo Stato, e dunque si scelgono il bianco e la Luce, oppure non si sta con lo Stato, e quindi si rimane nel grigio o addirittura si sprofonda nel nero e nel buio.

Io ho fatto la mia scelta e sto con lo Stato, sto nella Luce e quindi, senza timidezza, senza prudenza, senza tremori, senza paura di perdere il consenso o l’approvazione di chicchessia, grido che la MAFIA FA SCHIFO.

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