La Pandemia da Covid-19: è anche pandemia socio-emotiva?

È passato più di un anno da quando il coronavirus COVID-19 è stato identificato a Wuhan, in Cina, nel dicembre 2019.
In poche settimane il virus si è diffuso in tutto il pianeta e anche il nostro Paese è caduto sotto i colpi di maglio di questo nuovo e acerrimo nemico dell’Uomo.
La sua alta contagiosità e l’impatto rilevante, e spesso insopportabile sul sistema sanitario, hanno portato tutte le nazioni, compresa l’Italia, ad adottare misure di contenimento, tra cui quella dell’isolamento sociale, forse la più grave, senza però dimenticare il lockdown dei settori dell’istruzione, del lavoro, dell’impresa e del commercio.

L’allarme generato a livello mondiale dalla pandemia è stato talmente invasivo da creare nei cittadini uno stato di perenne terrore, tanto che alcuni esperti hanno coniato il termine di “Coronafobia”.
E’ dunque oggettivo che la pandemia non è solo e principalmente un rischio per la salute fisica e per il lavoro, ma è anche una questione di salute mentale. E’ indubbio che essa è percepita come una minaccia forte per la nostra salute e quella dei nostri cari, per il lavoro, per l’economia, per l’istruzione, da ciò derivando un contraccolpo formidabile per la salute e il benessere mentale di ciascuno di noi.
Da quando la pandemia è in corso, si sono radicati nella società sentimenti di impotenza, di rassegnazione, di senso di precarietà, di sviluppo di fantasiose teorie di complotto e di poteri occulti, di diffidenza paranoide verso l’altro fino a giungere a quello stadio di preoccupazione che una nota sociologa americana ha definito la “Tirannia della Paura”. Insomma, la pandemia da Covid-19 rappresenta un fortissimo stressor psicologico che sta facendo diffusamente insorgere stati di ansia e di depressione, ma anche di frustrazione e di aggressività verbale e fisica (abbiamo visto come nelle ultime settimane in Italia sono aumentati i casi di violenza, anche tra i giovanissimi).
Insomma, le ripercussioni del perdurante e sostanziale stato di isolamento sociale sullo stato di salute mentale e di benessere di ciascuno di noi sono fortissime e di inaudita gravità.

Ma cosa fare per uscire dal tunnel buio in cui ci ha spinti la virulenza? Io penso che la risposta si trova in due sostantivi della nostra lingua: la Fiducia e la Speranza.
Intanto la Fiducia: dobbiamo avere fiducia nella medicina e nella scienza. Dunque evitiamo di dare credito alle cassandre complottiste e disfattiste e, per l’appunto con fiducia, dimostriamo di essere portatori del valore dell’etica facendoci inoculare il vaccino (ma solo quando verrà il nostro turno ed evitando “scorciatoie” temporali vergognose che stanno accadendo nel nostro Paese e sulle quali spero che le Forze dell’Ordine e la Magistratura facciano chiarezza e individuino coloro che, espressione autentica di disvalore sociale e individuale, si sono “intrufolati fraudolentemente” tra i soggetti effettivamente aventi diritto al vaccino).
Poi la Speranza: Sant’Agostino ha detto che “La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle”. Attualizzando e prendendo spunto da questo pensiero, penso che noi tutti siamo sdegnati.

Siamo sdegnati dalla continua e stressante pressione dei mezzi di informazione sulla situazione pandemica che alimenta una reazione sociale d’ansia, siamo sdegnati dalle “fake news” che ogni giorno sono propalate attraverso i social media, siamo sdegnati dal circolo vizioso in cui sono caduti coloro (moltissimi) che l’incertezza e l’ansia, unite alla confusione, spingono a cercare continuamente nuove notizie e informazioni che, a loro volta, creano una spirale crescente di turbamento emotivo, siamo sdegnati dalla “sovra-esposizione” ai mezzi di informazione, siamo sdegnati dalla altrettanto “sovra-esposizione” alla quale ci sottopongono i c.d. “esperti” che, forse perché intrepreti di una branchia della medicina sino a ieri non particolarmente nota e richiesta, ora affollano quotidianamente le cronache televisive e giornalistiche con messaggi non rassicuranti e, talvolta, apocalittici, siamo sdegnati da una evidentemente inefficace azione politica, caratterizzata da insicurezza e confusione, in cui sembra che il virus si possa vincere con arbitrarie limitazioni dei diritti fondamentali dell’Uomo e con decreti uni-soggettivi di centinaia di pagine che si susseguono ormai da un anno con cadenza quasi mensile, siamo sdegnati dalla mancanza di presa di coscienza del decisore politico, a tutti i livelli, verso la crisi enorme in cui sono stati fatti precipitare i settori vitali del nostro Paese, quali l’istruzione, l’economia, il commercio, l’impresa, siamo sdegnati dal fatto che la Politica non vuole accorgersi che questa pandemia è anche un disastro emotivo e che occorre porvi immediato rimedio (si acceleri al massimo la campagna di vaccinazione, piuttosto che avvilupparsi in teatrini di crisi).

A fronte di così massicce dosi di sdegno, a ognuno non resta che agire con coraggio, con “fortezza d’animo”: solleviamoci dalla condizione di malessere emotivo, sforziamoci di uscire dalla condizione innaturale di isolamento sociale attraverso comportamenti individuali virtuosi (la lettura, la meditazione, lo sport, la riduzione del distanziamento mediante l’uso virtuoso dei molti sistemi di “avvicinamento” telematico, la tensione verso la spiritualità), ma nel contempo, sia pure nel rispetto delle norme, non ci rassegniamo a non far sentire con ogni mezzo lecito la nostra voce dissenziente “a chi di dovere”, al decisore politico, che deve ascoltare il grido di dolore che promana dalla turbata coscienza di tutti gli italiani, che hanno il diritto di tornare a vivere il prima possibile la loro condizione naturale di uomini e donne che vivono nella socialità.

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