La paura

Michel de Montaigne diceva: “La paura è la cosa di cui ho più paura”.
La paura è un’emozione primaria negativa che, se non controllata, conduce all’irrazionale.

Ad esempio, nella gestione misera e arrogante del potere, specie quando si vuole a tutti i costi perpetuarlo, senza merito e diritto, per sé o per altri, la paura verso le qualità migliori e maggiori del legittimo concorrente produce terrore e fa scivolare l’impaurito nei terreni melmosi, putridi e impuri della menzogna, del dileggio, dell’insinuazione, dell’artifizio, del raggiro e, peggio ancora, della calunnia.
La paura lo spinge vigliaccamente e falsamente ad attribuire le peggiori cose al malcapitato (che però sostanzialmente è invidiato dall’impaurito) ed a parlare male di lui quando non c’è e non puó far sentire la sua voce.

L’impaurito si agita, si scuote, si dimena, cerca disperatamente di liberarsi dalla paura e da chi gliela infonde ogni giorno, ne è ossessionato, è fobico, vuole distruggere l’una e l’altro. E lo fa ricorrendo a ogni mezzo, anche illegale e immorale, dimenticando ogni legame di amicizia, lealtà, etica e umana fraternità.

Ma nonostante ciò la paura non lo lascia, lo soffoca, è un serpente che lo avvolge e lo stritola poco alla volta.

E chi ha paura muore lentamente, muore ogni giorno, muore con la rabbia di non veder perire la fonte della sua ossessione, cioè l’invidiato, che invece è candido, resiste perchè è forte della sua forza, della sua intelligenza, della sua etica, della sua storia, delle tante e belle cose fatte, della stima, dell’affetto, della riconoscenza e del rispetto dei tanti.

La paura, quando produce il terrore, sfigura l’uomo impaurito e lo rende belva nei comportamenti, nei desideri e nell’anima.

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