La peggiore tirannia è quella dell’abitudine

“La peggiore tirannia è quella dell’abitudine” (Publilio Siro, drammaturgo romano).

Che cos’è l’abitudine? È una cosa buona o cattiva?
L’abitudine è sostanzialmente un’emozione che piano piano diviene comportamento e, perciò, cosí intesa, può essere sia bene, sia male. Dipende solo da ognuno di noi.

Ad esempio, un abito, se indossato a lungo, si adatta alla forma del corpo; la serratura scatta con maggiore prontezza dopo esser stata utilizzata più volte; lo strumento musicale acquista armoniosità se suonato per molto tempo dalle sapienti mani dell’artista; il bisturi guarisce se usato dal bravo chirurgo; il libro incanta e crea uomini consapevoli e autentici cittadini se è in mano al bravo insegnante; la parola e l’esempio guidano per la vita se realizzati dal buon genitore.

Insomma, se ci si abitua a fare il bene si acquisisce la tendenza ad essere virtuosi e a dispensare merito. E questo è bene.

L’abitudine diviene male, invece, quando si colora di passività, di assuefazione, di uniformità al dolore, alla colpa, alla turpitudine.

Ad esempio, siamo purtroppo ormai abituati a vedere scorrere le immagini di morte che provengono da molte parti del mondo. Pensiamo alle oltre sessanta guerre che sono in corso nel pianeta o, guardando a casa nostra, ai migranti innocenti e disperati che continuano a perire nel mar Mediterraneo.

Oppure pensiamo alla rassegnazione passiva che ci pervade quando veniamo a conoscenza di fenomeni di malaffare, di criminalità organizzata, di insicurezza nel lavoro, di violenza sulle donne, di impreparata, o peggio ancora, dolosa gestione della cosa pubblica.

Oppure quando, a milioni, guardiamo programmi trash in tv e invece non dedichiamo la nostra attenzione ai, purtroppo pochi, programmi culturali ed educativi.
O quando passiamo ore sui social invece di leggere un libro.

Oppure ancora quando facciamo parte di un’associazione, qualunque essa sia e qualsiasi siano la sua natura e finalità, che viene piegata dal dispotismo e dalla cupidigia del vertice ad asservire solo interessi egoistici e materiali di pochi.

Purtroppo l’epoca che stiamo vivendo ci ha indotti ad assistere a queste turpi situazioni, anzi ci siamo proprio abituati a vederle. E il più delle volte cosa facciamo?
Ci giriamo dall’altra parte, ci rassegniamo sconsolati, pensiamo che, tanto, il mondo va cosí e non c’è nulla da fare.

Ma proprio in quel momento però perdiamo la nostra naturale vocazione a impegnarci per il bene e il progresso nostro e della società in cui viviamo la nostra esperienza terrena, perchè non possiamo e non dobbiamo rassegnarci alle cose brutte, abituarci ad esse, ma, invece, possiamo e dobbiamo indignarci e lavorare incessantemente per cambiarle.

Ciascuno di noi lo può fare, lo deve fare, cominciando proprio da se stesso e senza voltare lo sguardo dall’altra parte (“tanto non posso farci niente” o, peggio ancora, “tanto questa cosa non mi tocca”).

Ognuno di noi deve essere consapevole sempre che abbandonarsi all’abitudine dell’iniquità, della menzogna e, talvolta, persino dell’orrore, significa consegnare corpo e anima alla tirannia (e al tiranno che la impersonifica).

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