La pelle: simbolo di amicizia e di fraternità

Nel Duomo di Milano è custodita la statua di San Bartolomeo scolpita da Marco d’Agrate. Il santo scuoiato, la pelle addosso come un mantello, è un’immagine che affascina e intimorisce.
Questa raffigurazione consente una prima considerazione: la pelle, così superficiale, è il più psichico degli organi dell’uomo. E’ involucro e confine, è luogo del contatto e dell’attaccamento, è vita ed è morte, espone e protegge.
L’uomo è avvolto da una sorta di Io-pelle: l’Io avvolge l’apparato psichico come la pelle avvolge il corpo.
Si tratta chiaramente di una metafora ma da il segno inequivocabile di ciò che affermava Freud: “l’Io è derivato dalle sensazioni provenienti dalla superficie del corpo”.
Si potrebbe scrivere una sorta di psicostoria della pelle, ma la consapevolezza di fondo sta nel fatto che la pelle mette l’uomo in relazione con il mondo esterno e lo protegge dall’eccesso di stimoli.
La pelle è il colore della razza umana, dall’albino all’ebano, ed è inconcepibile che la bellezza miracolosa e mista dei suoi pigmenti sia stata (e lo sia tuttora, purtroppo) usata per costruire la base del razzismo.
La pelle è l’organo superficiale dell’amore, dei baci, delle carezze e dei brividi. Cantava Fabrizio De Andrè: “Furono baci e furono sorrisi, poi furono soltanto i fiordalisi, che videro con gli occhi delle stelle fremere al vento e ai baci la tua pelle”. La pelle è dunque alla base dell’amore ed amare vuol dire farsi scorticare e accettare che l’altro possa in qualunque momento andare via con la tua pelle.
La pelle è anche un simbolo e l’uomo può perdersi nella circolarità dei simboli. Pensiamo sempre a San Bartolomeo e all’immagine sublime e nello stesso tempo macabra che Michelangelo raffigurò nella Cappella Sistina, prestando il suo volto all’involucro afflosciato del santo.
Ma le funzioni più vive e più simbolicamente eterne della pelle sono quelle del cambiamento, come la pelle del serpente, e della preservazione. Pensiamo, ad esempio, alla bellissima l’espressione “siamo amici per la pelle”, che avvolge in una relazione intima e indissolubile uno dei sentimenti più alti e nobili assegnati all’uomo, quello dell’amicizia, cioè proprio il sentimento che Aristotele, nella sua Etica Nicomachea, descrisse in modo tripartito. E val dunque la pena di cercare di realizzare il terzo grado dell’amicizia, quello perfetto, cioè quello fondato sulla bontà ed in cui oltre all’utilità e al piacere l’uomo impara ad offrire ed a ricevere, nutrendo un sincero e disinteressato apprezzamento per l’altro così come egli è.
La pelle è dunque il simbolo della relazione tra gli uomini, fisica ed emotiva, un simbolo che si concretizza nella ricerca dell’amicizia disinteressata e tollerante e che, per coloro che hanno voglia autentica di rinascere simbolicamente cambiando la propria pelle e dunque il proprio Io attraverso un metodo iniziatico, si sublima nella costituzione di una relazione di fratellanza vera ed immarcescibile, una giunzione armoniosa tra fratelli che possano e vogliano dire “siamo amici per la pelle”.

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