La potenza dell’uomo libero

“Tre so’ ‘e putiente: ‘o papa, ‘o rrè, e chi nùn tene niente”.

Qualche giorno fa un mio fraterno e saggio amico mi ha donato questa perla di autentica e popolana saviezza.

La colorita, ma proverbiale, sapienza popolana di fonte campana e napoletana ha “colpito ancora” (spesso mi succede con i motti popolani) il mio animo e mi ha indotto alla riflessione.

Se ci si ferma ad una valutazione superficiale si rischia di essere sopraffatti dalla rassegnazione e dal senso di impotenza verso due figure di uomini di formidabile potenza, il Papa e il Re (che naturalmente vanno intesi in senso simbolico, ossia come espressione dei due tradizionali poteri religioso e civile, senza che si equivochi con la loro personificazione all’esperienza contemporanea).

Ma non è così, fortunatamente.

Togliendo al proverbio i vari strati di “velame, ci si rende conto che c’è una terza figura eccezionalmente potente, che non teme le altre due e si pone al loro pari: l’uomo libero.

Ed infatti, la locuzione “chi nùn tene niente” non deve essere intesa in senso materiale, ovvero come povertà di mezzi e di risorse. Non è il “mendicante” il terzo soggetto “potente” a cui solo un’interpretazione affrettata o superficiale potrebbe alludere. Questi, per la condizione misera di vita e per la necessità di soddisfare i minimi ed essenziali bisogni, a partire da quello alimentare, non è libero ed è anzi massimamente esposto alla volontá e all’arbitrio degli altri due, i quali, se esercitati con umiltà e umanità, sono un bene, ma se somministrati con abuso, arroganza e tracotanza, sono un male.

In verità, il “niente” a cui allude il sapiente proverbio è, a mio giudizio, quello dell’uomo libero, ossia colui che è ben consapevole di essere tale e che non è alla ricerca di beni e prebende materiali, ma che invece vuole sottomettersi docilmente all’autoritá costituita purchè sia legittima.

Il vero terzo potente è dunque chi sa riconoscere un potere legittimo da uno abusivo, chi sa distinguere tra un dono elargito per il bene o per il male, chi, proprio perchè libero di testa e di cuore, non si lascia irretire e non cade nella rete del pescatore di frodo.

Egli è il vero potente, perché il “niente” delle aspirazioni materiali e il “tutto” della consapevolezza della sua condizione umana di piena libertà e spiritualità lo rendono invincibile e gli consentono di resistere a ogni intemperie e, se necessario, come già tante volte accaduto nella storia, di combattere il tiranno e vincerlo.

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