La Questione Morale

La Questione Morale: così si intitolava un libello di Giuseppe Mazzini del 1886.

Nel dopoguerra a parlare di “questione morale” fu pure Pietro Ingrao a proposito del caso in cui era coinvolto il figlio di un noto esponente democristiano, Attilio Piccioni.

Ma la locuzione “questione morale” giunse al suo acme nel 1981 grazie a Enrico Berlinguer, che la rinverdì in occasione di una celeberrima intervista rilasciata a Eugenio Scalfari.

Ma oggi nel nostro Paese ha senso di parlare di “questione morale”? La risposta è convintamente positiva.
Il tempo del presente, per usare le parole del Capo dello Stato, è quello dei “costruttori”. La politica, in uno slancio di ritrovate unità e responsabilità originate dal forte e autorevole richiamo del Presidente Mattarella, è stata chiamata a occuparsi dei problemi contingenti della nazione: lotta alla pandemia, piano vaccinale e gestione dei fondi del Recovery Found.

Ma questo può bastare? La risposta è convintamente negativa.
Serve il “colpo d’ala”, servono il coraggio civile, il senso di responsabilità, la lungimiranza, la determinazione e il senso dello Stato, serve inoculare nella politica e nella società dosi massicce di “questione morale” a tutti i livelli: istituzionali centrali e periferici, nel mondo imprenditoriale, nell’associazionismo e in ogni altro incubatore in cui l’Uomo svolge la propria vita sociale.

La “questione morale”, pur necessariamente muovendo dall’affermazione del principio della giustizia, non può e non deve essere solo guerra acerrima e senza confine al malaffare, ma deve sostanziarsi nella lotta al malcostume e al privilegio, nella difesa dei poveri, degli emarginati e degli svantaggiati, nella soddisfazione dei bisogni umani e sociali, nel premio della professionalità e del merito, nella partecipazione effettiva alla cosa pubblica di ogni cittadino, senza distinzione di etnia, credo, ceto e convinzione politico-sociale.

La “questione morale”, lo ribadisco, deve permeare virtuosamente ed efficacemente ogni situazione, anche privatistica o associazionistica, in cui opera l’Uomo e la responsabilità di questa rivoluzione del costume è onere di ciascuno di noi ma, nel contempo e innanzitutto, costituisce l’inderogabile obbligo di controllo e di azione concreta – e non solo formale e apparente – per chi occupa i ruoli di vertice nelle strutture statuali, imprenditoriali e associative.

Non c’è più tempo da perdere: la “questione morale” deve tornare a essere il tema centrale della politica e della vita individuale, sociale e associativa di ogni donna e di ogni uomo di questo meraviglioso Paese.

C’è bisogno di un vento nuovo, anzi di un uragano di pulizia e di eticità che sgombri da ogni malaffare questa nostra Italia e bonifichi irreversibilmente tutti i “contenitori” in cui si svolge la vita sociale, c’è bisogno di uomini effettivamente etici, coraggiosi, lungimiranti, liberi e di sani principi.

W l’Italia!!!

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