“La Ronda dei carcerati”

“La Ronda dei carcerati” fu dipinto quando Vincent van Gogh era rinchiuso nel manicomio di Saint-Rémy.

La scena è ambientata in prigione e raffigura la marcia ossessiva, senza via d’uscita, a cui sono costretti i prigionieri.

Uno dei carcerati però, quello in primo piano con i capelli rossi, si distingue dalla massa anonima degli altri prigionieri e cattura gli occhi di chi lo guarda.

Ci sono fierezza e consapevolezza nel suo sguardo. Questo prigioniero ha uno scatto di ribellione, oppone un rifiuto all’azione oppressiva e liberticida dei carcerieri.

Ma l’artista si supera con un particolare che è quasi ostico alla vista, talmente piccolo da non essere spesso notato, ma di enorme importanza simbolica: vi sono due piccole farfalle, in alto sulla parete del carcere. Hanno le ali spiegate e sembrano fuggire lontano da tutte le brutture del mondo. Queste farfalle rappresentano l’anelito di speranza per un uomo prigioniero di catene fisiche o spirituali alle quali altri uomini od ottusi dogmi lo legano.

Queste farfalle rappresentano la libertà.

«Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto di no!»

Le parole di Pasolini forse rappresentano il commento più lucido a “La Ronda dei carcerati”.

Vincent van Gogh, secondo me, ha voluto consegnare alla storia questo messaggio: l’unico prigioniero in grado di vedere le farfalle, simbolo di speranza e di libertà, è quello che non tiene la testa china verso il basso ma che alza gli occhi verso il cielo.

Non oggi, ma magari già domani, la speranza e la libertà potranno conquistare l’anima, il cuore e la testa di ogni essere umano effettivamente libero. Non è difficile, basta volerlo, fermamente volerlo, e tramutarsi in una farfalla.

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