La tirannia della paura

La filosofa e docente universitaria statunitense Martha Nussbaum ha dedicato il suo ultimo studio alla paura e alle conseguenze che essa genera sui sentimenti morali e sulle emozioni politicamente rilevanti.

La lettura di questo libro mi ha suscitato alcune riflessioni che voglio condividere, anche perché sono attuali.
L’emozione negativa fondamentale per un uomo è la paura.

La paura è essenzialmente reazionaria e solo muovendo da essa si comprendono la rabbia, il disgusto, l’invidia e il panico.

Sono questi ad esempio i sentimenti che spiegano l’ondata populistica di “altrizzazione” che si propone di escludere i diversi invece di includerli.

Ed è ancora la paura il sentimento che sempre di più si sta impadronendo della vita individuale e sociale degli italiani e ció lo si vede proprio in questi giorni: a fronte di un serio e oggettivo problema pandemico si risponde con provvedimenti tra loro contraddittori, confusi, adottatati senza verifica parlamentare od assembleare, che corrono dietro il virus ma non riescono ad arginarlo ne ad “acchiapparlo”.

E tutto ció ha un effetto dirompente sulla psiche di ogni persona e sulla società: si alimentano a dismisura l’insicurezza, la confusione, la paura per la propria salute e per quella dei propri cari e amici, la paura per il proprio futuro economico.

Dunque, aveva o non aveva ragione Franklin Delano Roosvelt quando diceva che “non dobbiamo avere paura di nulla se non della paura”?

Lo affermo da uomo libero e mi rivolgo a chi ha responsabilità decisionali, a qualsiasi livello: si cambino immediatamente parole, metodo e strategia. Non si affligga il popolo con la paura dell’oggi e del domani, ma si introduca nel lessico mediatico una parola bellissima e oggi dimenticata: SPERANZA.

Si dia dunque speranza al popolo, non si mortifichino i suoi intangibili diritti civili, non si limiti, neppure per un attimo, la sua libertà, non si affossino la piccola e media impresa, il settore del commercio, ma sopratutto non si neghi agli studenti il diritto ad una scuola vissuta di presenza e non attraverso la separazione di un freddo schermo.

Si punti con rinnovata fiducia e coraggiosa decisione sul senso di responsabilità e del dovere degli italiani di accettare e rispettare poche ma chiare e serie regole di comportamento effettivamente utili ad evitare la diffusione del Covid.

Insomma, per il bene di tutti, da oggi in avanti si misurino le parole e si evitino gli slogan dettati dal ventre e non dalla ragione, si chiudano una volte per tutte le porte del cuore e dell’anima alla paura e si spalanchino invece all’aria nuova, pulita, sana e incoraggiante che è costituita dalla speranza.

Fare così significa fare una cosa giusta e perfetta, significa lavorare seriamente per il bene dell’umanità.

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