La tragedia dei quattro giovani di San Luca e il “riflesso pavloviano”

Ieri sulla Strada Statale 106 (Reggio Calabria-Taranto) si è consumato l’ennesimo incidente stradale.
Quattro giovani si sono addormentati per sempre.
Si chiamavano Teresa, Elisa, Antonella e Domenico. Erano giovani, calabresi e di San Luca.
Non importano i loro cognomi, si tratta di giovani strappati troppo presto dalla vita da un brutale destino.
Una tragedia, purtroppo l’ennesima, che si è consumata su una delle strade più pericolose della Penisola.

Il dovere di cronaca si ferma qui, non c’è bisogno di aggiungere altro.
Leggete però cosa scrive il “Corriere della Calabria” (ma, purtroppo, non è stato il solo): “Erano dirette al carcere di Catanzaro, dove avrebbero dovuto incontrare un parente di una di loro detenuto, le quattro persone morte nell’incidente stradale accaduto nel primo pomeriggio di oggi lungo la statale 106 Ionica, nel territorio del comune di Montauro. I cognomi di due delle vittime, Teresa Giorgi e Elisa Pelle, secondo quanto riporta l’Ansa (tra l’altro non è vero che l’Ansa ha scritto questo, nds) apparterebbero a famiglie di San Luca da sempre collegate alla ‘ndrangheta”.

Addirittura un altro giornale(tto) calabrese ha dato notizia del sinistro mettendo in primo piano un cartello stradale sanluchese forato da proiettili di arma da fuoco.
Ma tutto questo che c. (cosa …) centra con l’immane tragedia? Ma siamo impazziti?

Sono morti quattro giovani e il giornale(tto) si preoccupa di evidenziare che le vittime si stessero recando al carcere di Catanzaro, che una di loro avesse un parente carcerato e, infine, di mettere in luce la “pesantezza” dei cognomi e di relazionarli con la ‘ndrangheta?
E se, invece, stessero andando da un’altra parte o se si trattasse di una omonimia?
E, comunque, cosa centrano queste precisazioni con la tragicità della morte?
La risposta è nulla, assolutamente nulla!

Mi viene in mente lo scienziato russo Ivan Pavlov, che dimostrò il c. d. “riflesso condizionato”.
Associando per un certo numero di volte la presentazione di carne ad un cane con un suono di campanello, alla fine il solo suono del campanello determinerà la salivazione nel cane. La salivazione è perciò indotta nel cane da un riflesso condizionato provocato artificialmente.

Il Corriere della Calabria (ed anche altri giornaletti) si è comportato come il cane di Pavlov: siccome i morti erano di San Luca, siccome (forse) andavano al carcere di Catanzaro a trovare un parente detenuto (circostanza ininfluente e irrilevante) e siccome alcuni di loro portavano il cognome di alcune famiglie di ‘ndrangheta (circostanza altrettanto irrilevante e ininfluente), non si mette in luce la tragedia, non si piangono le quattro vite spezzate (e quelle delle loro famiglie), non si denuncia lo stato comatoso di una strada assassina, ma si sente solo il campanello pavloviano e quindi si parla di ‘ndrangheta, non di loro.

Ma perché questa inutile e cattiva barbarie mediatica davanti alla morte?
Ripeto: cosa centra tutto questo con il dovere di cronaca?
Vergogna! Davvero tanta, tanta vergogna!
L’unica cosa da fare è pregare per l’anima di quei poveri giovani, porgere le condoglianze alle famiglie e confidare che il manto della cristiana rassegnazione le avvolga e le conforti.

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