L’impostore

La storia umana, a qualunque latitudine e in ogni tempo, è ricca di esempi di impostura, che altro non è che l’abitudine alla menzogna e all’inganno per trarne vantaggio.

Ma la pratica dell’impostura, per vivere ed essere vera, ha bisogno di personificarsi in un impostore, cioè in colui che abusa, con la falsità e l’inganno, la credulità altrui.

L’impostura e l’impostore non hanno dunque vita autonoma e devono compenetrarsi l’un con l’altro per realizzarsi ed essere efficaci.

Quante imposture e quanti impostori ciascuno ha incontrato nella propria vita?

Probabilmente tanti, sicuramente qualcuno.

Ma non disperate, amici, se doveste incontrare chi abusa della vostra buona fede e vi fa credere di sapere piú di voi o trucca le carte per vincere un concorso o, addirittura, imbroglia per padroneggiare, a vostro danno, una competizione, qualunque essa sia.

L’impostura e l’impostore hanno vita breve, come le bugie. Non resistono al tempo, alla verità e alla giustizia. E soprattutto non rendono principe chi le compie, perchè il brutto anatroccolo si trasforma in cigno solo nella fiaba.

Niccolò Tommaseo, in un suo famoso epigramma, pur se con uno scopo di disfida letteraria, intinse la penna nel fiele e scrisse dei versi che tratteggiano nitidamente la figura dell’impostore: “Natura con un pugno lo sgobbò: / ‘Canta’, gli disse irata; ed ei cantò” e “Esser vorresti uccello? Siam lì: sei pipistrello”.

Ecco chi è l’impostore: un essere che si crede un uccello capace di volare alla luce del sole, ma è solo un pipistrello che svolazza e consuma la sua breve vita nel buio della caverna.

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