L’invidia

Il morso dell’invidia attanaglia cuore e mente, tanto che a questo vizio spesso è associato l’aggettivo “livido”, che denota una pelle dal colorito verdastro o violaceo, segno esteriore di un malessere persino fisico.

L’invidia è un vizio praticato in ogni ambiente ed è talora talmente inestirpabile dall’animo di chi ne soffre che, per parafrasare Alberto Moravia, è paragonabile a “una palla di gomma che più la spingi sotto e più ti torna sopra”.
L’invidia si annida ovunque, anche nelle “migliori famiglie” e pure nell’amicizia.

Se l’amico non è davvero sincero non si rallegra della tua bravura e del tuo successo perché il tarlo del vizio gli entra nel cuore e glielo rode. Quando ti rivelerai più capace, più intelligente, più simpatico, più disposto al sacrificio e all’impegno (ossia quelle qualità che il miope amico considera semplicemente “fortuna”) e salirai sulla ribalta della vita, il tuo amico in platea ti guarderà con freddezza e, roso dalla gelosia, inizierà la pratica della demolizione, della critica e persino della calunnia.

Tutto questo non per prendere il tuo posto – sa bene di non averne le capacità – ma solo per il gusto di vederti scendere, anzi di vederti cadere.

Accade spesso tutto ciò? Si purtroppo, non sempre – per fortuna gli amici veri, quelli che ti tendono la mano ed anche il braccio quando cadi, esistono ancora – ma molto spesso si. Ed accade a tutti.

Ma c’è un vaccino contro tutto questo? Sì, il vaccino esiste, si chiama “umiltà” ed è di difficile assunzione.

L’invidiato deve sforzarsi di assumerlo e di rispondere al proprio aggressore con generosità e sincerità. Però senza esagerare ma agendo con equilibrio e rispetto verso se stesso, perché una cosa è essere “umili”, altra è essere “umiliati”.

La prima è un nobile esercizio di virtù e di tolleranza, alla seconda si risponde con la spada della verità e della giustizia.

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