L’Odissea dell’Anima

A distanza di tre giorni dall’inizio del nuovo anno, al quale principalmente chiediamo in dono la socialità perduta e la gioia dell’abbraccio, mi piace iniziare dall’”Anima” questo consueto itinerario di dialogo settimanale, perché penso (e spero) che nel 2021, che è temporalmente “figlio” del 2020, dunque di un anno mortifero e gravido di paura, il viaggio umanoide su questa terra possa caratterizzarsi anche per un nuovo, forte, comune moto universale di raccoglimento interiore e di ricerca della spiritualità.

Ma cos’è l’Anima?
Bisognerebbe far scorrere fiumi d’inchiostro, e forse non basterebbero, per tentare di dare una prima descrizione. Per i Greci “presocratici” era aria (Anassimene), armonia (i pitagorici), fuoco (Eraclito), atomi rotondi (Demostene). Poi Platone e Aristotele, con le loro risposte, hanno riempito le biblioteche.

Tante altre sono state le vie che l’Uomo ha percorso per trovare l’Anima (o per tentare di trovarla).
Da Agostino d’Ippona che nel De vera religione rammenta come la Verità risieda nell’interiorità dell’uomo (in interiore homine habitat veritas), sottolineando l’urgenza di intraprendere un viaggio intellettuale e spirituale dentro se stessi per ri-trovarla, a Nietzsche che in Ecce homo cerca di penetrare in se stesso e conoscersi per tentare di rivelarci “come si diventa ciò che si è”, alla via esoterico-latomistica sintetizzata dal motto latino alchemico “Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem” (Visita l’interno della terra, operando con rettitudine troverai la pietra nascosta), alla psicoanalisi che agli inizi del Novecento richiama all’importanza decisiva per la qualità della propria vita di rendere conscio l’inconscio – che per natura sfugge al controllo e alla percezione dell’Io cosciente – affinché non domini la nostra esistenza impedendoci di realizzare noi stessi con equilibrio e secondo verità.

Forse, però, a mio molto umile parere, la “dritta” giusta la dà la sentenza dell’Oracolo di Delfi: “Nosce Te Ipsum” (conosci te stesso). A partire da Socrate la filosofia ha assunto il motto “conosci te stesso” come bordone per la ricerca esistenziale, per suggerire all’uomo di conoscersi, di operare un cambiamento per pervenire al proprio sé migliore, edificando se stesso secondo il proprio desiderio e verità.

E allora, quale può essere una (mia) personale e opinabile risposta su un argomento di così fondamentale e ontologica importanza?
Occorre, nel viaggio verso l’Anima, che ciascuno di noi si senta e si comporti come Odisseo, salpi e prenda il largo affinchè l’Anima, allontanandosi dal corpo, si innalzi al livello della mente.
Per realizzare questo viaggio bisogna procedere al di là delle coordinate dello spazio e del tempo, al di là delle quattro dimensioni cui i nostri sensi e la ragione sono avvezzi, al di là della materia che siamo abituati a toccare.
Spero proprio che il 2021 porti in regalo all’umanità intera anche questo dono, cioè la capacità di guardare dentro di sè, di ricercare l’io profondo, la coscienza, di arrivare allo scrigno in cui lo Spirito Creatore ha custodito l’Anima.

Ci accompagnino in questo viaggio verso l’alto le parole di Plotino: “Cercate di far risalire il divino che è in voi al divino che è nell’universo”.

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