L’Uomo e la Calunnia: un rapporto incestuoso

Sovente l’arte è in grado di illustrare vicende, comportamenti e meschinità umane in modo simbolico, attraverso allegorie e prosopopee.
È il caso dell’opera di Sandro Botticelli “La Calunnia”, dipinto a tempera su tavola nel 1495 e conservato nella Galleria degli Uffizi.
Il grande pittore rappresenta figurativamente tutti i vizi peggiori dell’uomo: “l’attore protagonista” è Re Mida, icona del cattivo giudice e amante del metallo anche se puzzolente, consigliato dalle prosopopee di Ignoranza e Sospetto.

Davanti a lui sta il Livore (cioè il “rancore”), con un cappuccio nero, coperto di stracci, il quale tiene per il braccio la Calunnia, donna molto bella, che si fa acconciare i capelli dalle prosopopee di Insidia e Frode, che la abbelliscono, la adornano.
La bellezza di Calunnia è simbolica delle caratteristiche del malevolo comportamento che si ammanta di positività, quindi della ipocrisia che la anima. A tanta bellezza esteriore corrisponde solo il marciume interiore.
La prosopopea della Calunnia trascina a terra il Calunniato impotente e supplichevole, e con l’altra mano impugna una fiaccola che non fa luce, simbolo della falsa conoscenza.

L’anziana donna sulla sinistra vestita di nero è la prosopopea del Rimorso, che giunge opprimente come il colore della sua veste, dopo il misfatto.
Spoglia, franca e leale, senza alcun nascondimento nè abbellimento, ecco infine l’antitesi della Calunnia, la Verità, la quale alla fine trionfa sempre attraverso lo strumento che supera la provvisoria condizione umana: il Tempo.

La raffigurazione botticelliana consente una chiosa finale: il rapporto tra l’Uomo e la Calunnia esiste da sempre e penso esisterà per sempre, ma non è naturale, è incestuoso. Per questo non va consumato, per questo va combattuto aspramente con le divise dell’Etica e della Verità. Ogni Uomo autenticamente incline e convinto di seguire l’Etica e la Verità è chiamato a questa lotta e ancora di più obbligato è colui che ha visto la Luce (che è anche il più colpevole se cade nella pratica abominevole dell’incesto verso un altro uomo, il proprio fratello).

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