Marco Travaglio è un quaquaraquà!

Il giornalista Marco Travaglio domenica sera a Bologna, alla festa nazionale di Articolo Uno, ha pronunciato queste parole: “Mario Draghi è un figlio di papà che non capisce un cazzo di sanità, di sociale, di vaccini. Capisce di finanza”.
Oltre a non possedere, l’Alfiere dei (presunti) Santi Inquisitori del Belpaese, i mezzi intellettuali e tecnici per poter valutare un vero gigante quale è l’attuale Presidente del Consiglio, egli, quando è privo di argomenti veri e fondati, si dimostra ancora una volta avvezzo a colpire le persone solo sul piano personale e familiare, così da denigrarle pesantemente e con consapevole violenza.

Si può censurare certamente un tecnico autorevolissimo che a 73 anni e dopo una vita di gloria professionale si è messo a disposizione del proprio Paese, ma lo si deve fare con argomenti appropriati, pertinenti, fondati e sopratutto educati.
Urtica la coscienza di ogni uomo libero e onesto sentir dare del figlio di papà a chi, come Mario Draghi, ha perso il padre a 15 anni, la madre a 19, è stato cresciuto, assieme a sorella e fratello, dalla zia paterna e che, perciò, è oggettivamente l’artefice unico del proprio successo.
E, francamente, non si può liquidare la frase come una “battuta infelice” ma si deve dire con chiarezza che si è trattato di una affermazione vigliacca e davvero ingiusta.

Non mi piacciono le persone che non hanno rispetto dei morti (chi non c’è più va lasciato in pace e chi nomina un morto ingiustamente e con intento denigratorio deve “sciacquarsi la bocca” e non farlo più) e non mi piacciono le persone, specie quelle che, come Travaglio, hanno accesso per mestiere ai media e quindi possono influenzare le menti e gli spiriti meno dotati con battutacce volgari, che fanno dell’attacco denigratorio, della cultura del sospetto e non poche volte della calunnia il loro vessillo e il loro sistema comportamentale.

Parafrasando il grande siciliano Leonardo Sciascia, penso che Travaglio appartenga a pieno titolo all’ultima categoria degli uomini, quella dei quaquaraquà!

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