Meglio la “e” o la “o”?

La “e” e la “o” sono solo due vocali o esprimono qualcosa d’altro, di più profondo?
Se le consideriamo sotto il mero profilo grammaticale, il loro significato è preciso e tassativo: la “e” è una congiunzione copulativa mentre la “o” è una congiunzione disgiuntiva.
Se invece ci sforziamo di capirne il significato profondo, di interpretarle con la sagacia e l’acutezza suggeriteci dal Sommo Poeta (… “sotto il velame de li versi strani” …), ci rendiamo conto della loro straordinaria ricchezza concreta e, nel contempo, spirituale ed esoterica.
Usare la “e” significa costruire ponti, mentre utilizzare la “o” significa innalzare muri.
La “e” rivela duetto, dialogo, accordo, ricerca dell’armonia nella differenza, mentre la “o” esprime duello, scontro, groviglio disarmonico, divisione.
Gli uomini che hanno il senso di sè, che hanno la responsabilità e la consapevolezza di guidare una famiglia e più ancora una comunità, ricercano la “e” perchè sanno di dover essere portatori di unione, di dover costruire ponti.
Se invece per miopia od ottusità, oppure, peggio ancora, per fini egoistici personali o dei loro intimi scelgono la “o”, costruiscono solo muri e sono portatori di spada.
Per costoro v’è un solo destino e lo incarna alla perfezione il Vangelo dell’Apostolo Matteo: “Qui gladio ferit, gladio perit”.
Gli uomini di autentico valore scelgono la “e”, non la “o”.

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