Omaggio a Giordano Bruno

(Nola 1548 – Roma, Campo de’ Fiori, 17 febbraio 1600)

Tradito prima dal patrizio veneziano Giovanni Mocenigo, poi dall’Ordine Domenicano al quale apparteneva e, infine, da Clemente VIII Aldobrandini, il Papa a cui un tempo aveva guardato con fiducia e speranza, il quale però non si fece pena alcuna di cedere alle fiere del Sant’Uffizio che ne bramavano la vita, Filippo Bruno, meglio noto come Giordano Bruno, affrontò con dignità e coraggio sublimi il proprio destino e fu arso vivo a Roma, in Campo de’ Fiori, il 17 febbraio 1600.

Agli inquisitori che, mascherati da giudici, lo processarono e condannarono come eretico e impertinente, ebbe la fortezza di dire: “Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam” (”Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nell’ascoltarla”).

Oggi, 17 febbraio 2023, nel 423° anniversario del suo supplizio, il pensiero, l’opera e l’esempio di Giordano Bruno sono stelle che brillano fulgidissime nella costellazione dei grandi uomini, mentre su coloro che lo tradirono e lo condannarono sono scesi il velo dell’infamia e l’oblio della memoria.

In seguito alla sua morte sul rogo, su Giordano Bruno si è accumulata la densa polvere di una fortuna e di un mito che non accennano ancora a posarsi sul terreno della storia. Al filosofo nolano si devono alcuni dei principali concetti del pensiero europeo moderno: l’universo infinito e i mondi innumerabili, la distruzione del cosmo aristotelico e tolemaico, la critica radicale dell’età dell’oro, la concezione del lavoro come “principio delle civilità”.

Ma il suo merito più grande lo incarnò rifiutandosi di abiurare ciò in cui credeva profondamente e fermamente. Egli salì sul rogo e si dispose al supplizio perché fu un Uomo che non rinunciò alla libertà di pensare, di parlare e di fare. E questo fa di lui uno dei costruttori della “libertà dei moderni”.

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