Per la “conquista della Pace” serve il dialogo

La parte “euroasiatica” del continente europeo sta vivendo giorni davvero tragici. Sono sotto i nostri occhi le immagini e i fatti terribili di un conflitto armato che sta mietendo migliaia di vite innocenti da una parte e dall’altra e sta devastando luoghi dalla storia millenaria.

La domanda che mi pongo è: come se ne esce? La risposta, ancora una volta, risiede nella sapienza antica.

Come è noto, i Dialoghi di Platone costituiscono non solo un autentico capolavoro speculativo, ma anche un vero e proprio genere letterario.
Il dialogo, infatti, presuppone un Io e un Tu: qualcuno l’ha definito uno “sfregamento di anime” perchè rende assai bene l’idea di un confronto forte, anche ruvido, ma sempre finalizzato alla ricerca di un sapere autentico e di una condivisione equilibrata di interessi opposti. Il dialogo mira “a spogliare l’anima” dai pregiudizi e dalle apparenze per condurla a contemplare ciò che è “bello e buono” e questo è possibile solo partendo dalla socratiana conoscenza di se stessi.

Illuminanti le parole di Platone: “Se ci conosceremo, noi sapremo forse anche qual è la cura che dobbiamo avere di noi stessi; se non ci conosceremo, non lo sapremo mai”.

Ecco dunque la ricetta: ricercare il dialogo, dialogare senza sosta, unire ció che è sparso.
In questo senso, oltre alla politica, molto e bene possono fare coloro che vivono di dialogo e di ricerca dell’unione. Molto e bene sta facendo Papa Francesco e molto e bene stanno facendo in Italia e in Europa, per la “conquista” della pace, istituzioni pluricentenarie laiche e iniziatiche che con lungimiranza e senza clamore si stanno adoperando per favorire momenti e luoghi di dialogo e di incontro.

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