Piercamillo Davigo durante la trasmissione televisiva “Piazza Pulita”

Il noto magistrato e oggi componente togato del CSM Piercamillo Davigo giovedì scorso, durante la trasmissione televisiva “Piazza Pulita”, commentando la vicenda “Palamara” ha pronunciato la seguente frase:
“L’errore italiano è stato quello di dire sempre: “Aspettiamo le sentenze”. Se invito a cena il mio vicino di casa e lo vedo uscire con la mia argenteria nelle tasche, non devo aspettare la sentenza della Cassazione per non invitarlo di nuovo”.
Questa nuova ed aberrante uscita pubblica del giudice Davigo fa la rima con alcune sue precedenti e altrettanto sconcertanti affermazioni.
In un’intervista al Corriere della Sera confermò di aver detto in passato che «non esistono innocenti; esistono solo colpevoli non ancora scoperti» e che «non ci sono troppi prigionieri; ci sono troppe poche prigioni».
Francamente fa rabbrividire ascoltare il verbo di un Consigliere di Cassazione così fermamente assolutista e ancorato ad una visione unicamente colpevolista della giustizia penale.
Per usare un’iperbole, si potrebbe dire che se Davigo avesse gestito l’emergenza Covid-19 sarebbe bastato sentire uno starnuto per far ricoverare il “colpevole” in terapia intensiva. D’altronde è noto che non esistono persone sane, solo malati non ancora scoperti ….
Fortunatamente, checchè ne pensi Davigo, nel nostro Paese è ancora vigente un principio di civiltà giuridica che il mondo intero ci invidia e che è consacrato nella Costituzione: l’art. 27, co. 2, della Costituzione afferma che «l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva».
Secondo la Corte costituzionale (sent. n. 124/1972) questa disposizione va interpretata nel senso che l’imputato non deve essere considerato né innocente, né colpevole, ma soltanto «imputato». Tale regola è meglio precisata nell’art. 6, co. 2, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in base alla quale «ogni persona accusata di un reato è presunta innocente sino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata».
Non c’è granchè da commentare, se non che è auspicabile sperare che l’inquisitore Piercamillo Davigo ripassi “i fondamentali”.

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