Profanazione e decadenza etica

La stampa nazionale oggi ha dato risalto a una notizia davvero triste.
Per la terza volta in appena due mesi la tomba di Enrico Berlinguer è stata profanata.
Le massime istituzioni e le più importanti forze politiche del Paese hanno fortemente censurato l’accaduto e questo è un bene.

Non mi addentro in analisi che non mi competono e che a pieno titolo riguardano, vista la straordinaria caratura di Enrico Berlinguer, anche la sfera politica.

Voglio invece concentrarmi sulla portata sociale ed etica del gesto.
Profanare una tomba è un atto sacrilego.
Violare l’ultima dimora di un uomo è un oltraggio insopportabile che manifesta la decadenza del costume etico del nostro tempo.

La conservazione intatta e intangibile dei luoghi della memoria, e il sepolcro è quello di eccellenza, è un dovere sacro che non ammette deroghe, perchè il rispetto della morte non conosce eccezioni, qualunque siano stati l’agire umano, l’etnia, il colore della pelle, la religione, il mestiere e il credo politico dell’oltraggiato.

Questi gesti così inauditamente violenti fanno temere che nella società si sta repentinamente affievolendo anche il rispetto verso la piú autentica tradizione cristiana, che lega il sepolcro alla morte e alla resurrezione di Cristo.

Vale dunque la pena, ed io lo farò per conto mio, di rileggere e comprendere meglio il messaggio di Ugo Foscolo, che attraverso l’esaltazione del sepolcro ha voluto lasciare ai posteri un insegnamento intramontabile, ossia il dovere di conservare la memoria del defunto.
Se smarriamo anche il rispetto verso i morti, cosa ci resta?

Ma non perdiamoci d’animo e invece cogliamo seriamente questi segnali di indebolimento del tessuto etico della società per rimboccarci le maniche e riparare con l’educazione, la scuola e un rinnovato senso civile e civico a questo crescente impoverimento e imbarbarimento del costume sociale.

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