Se anche la Chiesa cede alla spettacolarizzazione mediatica

“Ex voto” è una locuzione che significa “secondo la promessa fatta” e indica una formula apposta su oggetti offerti nei santuari per ringraziare il destinatario del dono (Dio, la Madonna, un santo) di aver esaudito una preghiera.

“San Michele l’Arcangelo” è «l’Alfiere del bene che si erge in difesa dei giusti», secondo la felice definizione del Cardinale Gianfranco Ravasi, alla quale va aggiunto che il 29 settembre 1949 l’Arcangelo fu proclamato patrono e protettore della Polizia da Papa Pio XII per la naturale assonanza con la missione assolta, con professionalità ed impegno, da tutti i poliziotti chiamati ogni giorno ad assicurare il rispetto delle leggi.

Questi pacifici punti fermi della tradizione cattolico cristiana e simbolica intorno alla figura e al culto di San Michele l’Arcangelo non devono essere mistificati e sviliti da un gesto privo di ragione e di significato realizzato con il concorso decisivo e avventato di un presule che cede alla pressione mediatica di una nota trasmissione televisiva consentendo l’asportazione da una chiesa di un piccolo centro pre-aspromontano della zona jonica locrese di una targa “ex voto” collocata nella casa di Dio in commemorazione di una tragedia stradale che ha stroncato la vita di due persone.

Se un comportamento non ha fondamento logico e simbolico, la frustrazione dei credenti (e anche dei laici) si erge al punto tale da non soltanto non comprendere la ratio che ha spinto il capo di una diocesi, un ministro di Dio, a far rimuovere la targa commemorativa, ma da alimentare vigorosamente una sofferenza interiore in una comunità di persone che non è e non può essere responsabile della colpa dei singoli.

Non comprendo, francamente, la pericolosità simbolica (escludo quella materiale, evidentemente) di una targa “ex voto” posta alla base di una statua dell’Arcangelo in una chiesa del paese di Platí e, sopratutto, è ingiustificabile l’esigenza improvvisa (e improvvida) di farla asportare per evitare una mistificante associazione tra la santa figura dell’Arcangelo e la ‘ndrangheta.

Voglio dirlo a chiare lettere: non si combatte la mala pianta accanendosi contro un “ex voto” che merita rispetto perchè figlio della pietas umana.
Cosí facendo si delegittima, anzi si criminalizza impietosamente, una comunità e si cede al luogo comune secondo cui tutto ciò che è calabrese è macchiato ab origine.
La lotta alla ‘ndrangheta si fa con serietà e non certo in televisione e per mano di “trasmissionette” (prendo a prestito lo slang “deluchiano”), senza bisogno di prendersela con i santi e i morti.

La Calabria è ben altro, la Calabria e i calabresi, che sono per la grandissima parte uomini etici e fieri, meritano rispetto.

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