Se si recidono le radici, l’albero muore

La Commissione Europea ha pubblicato un documento denominato “European Commission Guidelines for Inclusive Communication” (sostanzialmente una “guida per la comunicazione inclusiva”) nel quale sono indicati i criteri da adottare per i dipendenti della Commissione nella comunicazione esterna ed interna affinchè “tutti siano apprezzati e riconosciuti in tutto il nostro materiale indipendentemente dal sesso, razza o origine etnica, religione o credo, disabilità, età o orientamento sessuale”. Nulla di strano fin qui, anzi un obiettivo meritevole di considerazione e plauso.
Il problema è che per perseguirlo la Commissione Europea ha stabilito una serie di regole che non solo cancellano convenzioni e parole usate da sempre ma contraddicono il buon senso.

Faccio alcuni esempi eclatanti: è vietato utilizzare nomi di genere come “operai o poliziotti”, non si può iniziare una conferenza rivolgendosi al pubblico con la consueta espressione «Signore e Signori» ma occorre utilizzare la formula neutra “cari colleghi”, non si puó utilizzare il pronome maschile, ancora “quando scegli le immagini per accompagnare la tua comunicazione, assicurarsi che le donne e le ragazze non siano rappresentate in ambito domestico o in ruoli passivi mentre gli uomini sono attivi e avventurosi”.

Il nadir la Commissione Europea lo raggiunge allorchè raccomanda di «evitare di considerare che chiunque sia cristiano» perciò «non tutti celebrano le vacanze natalizie (…) bisogna essere sensibili al fatto che le persone abbiano differenti tradizioni religiose» e quando sottolinea che espressioni come “Maria e Giuseppe sono una coppia internazionale” debbano essere sostituite con espressioni generiche come “Marika e Giulio ….”
Di fronte ad una tragedia che sfiora la farsa, rispondo convintamente che io sono e mi sento europeo, oltre che ed innanzitutto italiano.
Sono certo che prima o poi il sogno di Carlo Cattaneo “de li Stati Uniti d’Europa” sará realizzato, ma non sono disponibile, ne oggi e ne domani, ad abiurare la tradizione culturale occidentale in nome di un modernismo generalista e presuntivamente inclusivo deciso a tavolino da alcune élite e che non ha alcuna presa nei popoli europei.

Non si recidono le radici e le nostre, quelle occidentali ed europee, nascono con Atene, si fortificano con Roma, si spiritualizzano con Gesù Cristo e, infine, si completano aprendosi alla modernità con il trinomio innalzato dai rivoluzionari illuminati che presero la Bastiglia.
Queste e solo queste sono le nostre radici, che non si devono recidere perchè altrimenti l’albero muore e l’Europa dei popoli uniti in un solo comune sentire (non solo quella dei governanti e delle regole) mai si farà.

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