Superfluo o Utile?

La dicotomia che esiste tra questi due aggettivi è ben più vasta dell’oceano. Penso che essi rappresentano due rette parallele che non possono incrociarsi e che viaggiano pure in senso contrario.
Nel mondo contemporaneo, in molti, ma non tutti per fortuna, quello che è davvero preoccupante notare è l’atteggiamento verso la vita che è connotato di vacuità.
In tanti fluiscono sulla superficie della vita come una paglia portata dall’acqua corrente. Sono catturati e rinchiusi in prigioni profonde e oscure in cui vizi come l’egoismo e l’edonismo spadroneggiano villanamente. Non hanno energia né voglia di sottrarsi a quello scivolare senza fine e senza meta. Sono involucri vuoti, sono oggetti da buttare.

Di fronte a questo stile di vita ed a questo atteggiamento mentale, che richiama le gesta penose del tenentino austriaco Franz Tunda, occorre reagire e specie i più giovani lo devono fare.
Invece che dimettersi da ogni impegno umano e abbandonarsi alla via del piacere fine a se stesso, invece di respingere già solo l’idea del dovere, è necessario cambiare e diventare utili, necessari, essenziali, per sé medesimi e per gli altri.
A coloro che si sentono e vivono da superflui occorre porgere una mano ferma che li faccia risalire dal vuoto del vizio, occorre proferire una parola al loro cuore e alla loro mente che li sappia scaldare, li attragga e li stimoli a percorrere la traiettoria dell’utilità.

È questo il compito degli uomini liberi e saggi, è questo il compito di coloro, lo Stato e le Istituzioni iniziatiche o religiose, che hanno la responsabilità di parlare alla società, di offrire degli esempi da seguire e di disegnare la traiettoria etica e politica del futuro.

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