Tuteliamo il principio di laicità

Recentemente la Corte di Cassazione ha riconosciuto il diritto dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti di diffondere con la propaganda convinzioni “ostili” al fenomeno religioso. La vicenda processuale è nata da un manifesto pubblicitario dove, a caratteri cubitali, è stato scritto “Viviamo bene senza Dio”.

Non entro nel merito sostanziale della decisione (pur se comprendo bene che la frase è urticante, specie per chi, come me, crede in Dio), però da giurista ho cercato di comprendere la ratio che ha giustamente determinato in tal senso la Corte: il nostro ordinamento è un sistema laico di libertà nel quale ognuno è libero di manifestare con atti esteriori la credenza o la miscredenza maturata nel foro della propria coscienza.

Nella guerra millenaria tra religione e irreligione, in questa lotta che mai si consuma e che mai estenua contendenti di così antica ruggine, lo Stato è laico-liberale quando non prende posizione nè per la credenza nè per la miscredenza, lasciando che ciascuno, a parità di condizioni con l’altro, trovi la sua via attraverso il sentiero della sua spiritualità.

La laicità dello Stato riguarda in definitiva la sua capacità di garantire la libertà delle coscienze.

Ecco dunque chiarito il significato vero della decisione della Corte di legittimità, che si nutre di quanto disposto dall’art. 8 della Costituzione e afferma ancora una volta la intangibilità del principio di laicità, il quale, oggi e domani, deve essere tutelato con tutti i mezzi dallo Stato, ma anche e sopratutto, con coraggio e ferrea determinazione, dagli uomini liberi e virtuosi di questo Paese.

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